navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.»
L'Asilo
Gli incontri conviviali
L'alimentazione di allora era ben diversa da quella attuale.
Intanto i bambini obesi erano una rarità e questo già deponeva a vantaggio della dieta.
Alternative al pasto famigliare ce n'erano ben poche.
Si faceva colazione, si pranzava e si cenava in famiglia.
Tutti insieme.
Uno dei miei ricordi più cari, che ancora oggi regna nella mia memoria, era proprio una di queste colazioni.
Sveglia all'alba, pigiama pesante e poi appuntamento tutti insieme davanti al caminetto acceso e scoppiettante che mio padre ci faceva trovare tutti i giorni invernali.
Tavola imbandita con caffè latte, pane Cifraxiu sardo (vedi foto) abbrustolito, burro, zucchero e marmellata.
Ciò che riscaldava di più comunque non era il caminetto, ma quell'affetto umano che non era certo interrotto da cellulari o tablet di recente memoria.
Si parlava, si rideva, qualche volta si bisticciava, sempre nel reciproco rispetto, e si facevano i piani della giornata. Ripasso scolastico e poi, poco prima di uscire, dopo il canonico “ti sei lavato i denti?”, un bel bacio di mamma e via.
Il pranzo era sempre programmato e teneva conto, già da allora, delle più moderne regole alimentari, per le quali oggi spendiamo cifre da capogiro da dietologi, dietisti e psicologi vari: giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa.
In caso di problemi si ricorreva al fatidico e temutissimo "Olio di Ricino".
Negli intervalli, a puro scopo riempitivo minestroni vari, legumi, cereali, e insalate di ogni colore.
La cena, che si svolgeva ad orari variabili a seconda delle stagioni, inverno ore 20, estate ore 21, era sempre leggera e a base di alimenti facilmente digeribili.
Ricordo tra le altre la minestrina di latte con le stelline.
Nessuno di noi si alzava la notte o si presentava davanti al frigorifero REX con annessa serratura, con i morsi della fame.
Era tutto calcolato e più che sufficiente.
L'artefice di tutte le faccende alimentari era la mia mamma.
Una cuoca semplice ed intelligente.
Capace di improvvisare come di mettere in atto ricette, attuali ancora oggi, e se so cucinare qualcosa lo devo a Lei.
Sempre amorevole e serena.
Se fosse mancato qualcosa in cucina, io ero il suo assistente e venivo incaricato di andare in qualche negozio o di chiedere alla vicina di casa.
In genere dalla signora Gilla, la mamma di Italo.
Ciò che ho imparato da Lei è la capacità di osare e il buon senso. Mio padre interveniva raramente in cucina.
L'unica volta che ricordo un suo intervento fu quando mamma venne ricoverata per qualche giorno:
Pranzo di un giorno x:
Tutti noi figli seduti a tavola, affamati e fiduciosi.
Mio padre decise per le uova fritte.
Sui fornelli grande padella di alluminio con manici di bachelite nera, allora non esistevano le antiaderenti, con abbondante quantità d'olio che a seguito di una sua distrazione diventò rovente.
Quando, sotto lo sguardo attento di noi quattro figli, mette il primo uovo sulla padella, questo salta in aria (BUM!!!) insieme ad una notevole quantità d'olio bollente che dipingono le pareti della cucina e disgraziatamente il suo naso che unto di olio si ustiona.
Fortunatamente aveva gli occhiali per cui non avemmo per il resto della nostra vita un padre non vedente.
Le nostre risate coprivano a malapena le sue parolacce:
“Occida (hai!) e Porco Giuda!!!” erano quelle più ripetute.
Da quel momento, e sino al ritorno di mia madre, fu incaricata una vicina per darci da mangiare, onorevolmente e senza rischi fisici.
Fabio Barbarossa
- Una è con la Forza,
- L'altra è col Debito.
Questo concetto di becera filosofia economica, risalente alla metà del "settecento", è tornato in auge e si sovrappone perfettamente a tutti i criteri di economia moderna.
Non a caso tutte le recenti scelte premianti di politica economica di molte Nazioni, come gli USA. la Cina e altre nazioni ad impronta capitalistica, attraverso modifiche opportunistiche del mercato, mirano ad incentivare la crescita e lo sviluppo personale a discapito dell’interesse collettivo, nel tentativo di evitare una possibile sottomissione sia politica che economica.
Esempi eclatanti sono le politiche economiche, tra le quali l’Inghilterra, che in parte hanno portato alla Brexit nel tentativo ormai evidente di sganciarsi da un’Europa a due velocità, in cui quella più lenta è destinata a soccombere.
La stessa politica economica, peraltro condivisa attraverso un mercato di liberismo e a scelte apparentemente impopolari di politica finanziaria interna, tendono a rilanciare l’economia reale complice uno sfoltimento di tutte le norme vincolanti da precedenti trattati con altre nazioni.
Il risultato è che in questa giungla mondiale di prevaricazione politico economica, le Nazioni Deboli, tra le quali l'Italia, disastrate da un Debito Pubblico Stratosferico, possono essere sottomesse dall'insieme dei due modi, cioè con la forza e col debito. Aggiungerei, per quanto riguarda l'Italia, una terza possibilità:
il Masochismo.
Attraverso questo masochismo, complice una politica castrante del #Governicchio #Draghi, e di tutti coloro che a questo si appoggiano, ci stiamo autoeliminando in un vortice di demenza collettiva, dove il demente è più sano del curante, e che presto metterà fine alla sovranità della nostra "fu Italia".
Fabio Barbarossa
Cagliari, 16 Febbraio 2022
PROCURAD’ E MODERARE,
BARONES,
SA TIRANNIA
(Cercate di moderare, o Baroni, la vostra tirannia)
Nel 1795 il Patriota Sardo Francesco Ignazio Mannu scrisse un componimento rivoluzionario e antifeudale nel triennio 1793-1796, in epoca sabauda, durante i moti rivoluzionari sardi.
La poesia è scritta in ottave e conta 47 strofe per 376 versi complessivi. Il canto rappresenta una manifestazione di denuncia contro lo stato della Sardegna alla fine del XVIII secolo.
L'inizio è costituito da un perentorio attacco alla prepotenza dei feudatari, principali responsabili del degrado dell'isola, col titolo “PROCURAD’E MODERARE, BARONES, SA TIRANNIA” (Cercate di moderare, o Baroni, la vostra tirannia).
L'inno fu stampato clandestinamente e divenne il canto di guerra degli oppositori sardi.
Durante tutto il componimento viene descritta nei minimi dettagli la disastrosa situazione economica che attanaglia l'isola in quel periodo.
Non mancano inoltre invettive contro gli oppressori piemontesi che, a detta del poeta, si premurano di sfruttare l'isola e le sue risorse preoccupandosi solo delle proprie ricchezze.
Da lungo tempo ritenuto un Inno Nazionale nella Cultura Popolare Sarda dal 2018, è stato dichiarato Inno ufficiale della Sardegna, passando alla storia come "la Marsigliese sarda”.
La prima strofa, scritta in lingua sarda logudorese, esplicita quella che fu allora la sofferenza del popolo sardo, non dissimile da quella attuale:
1. Procurade’ ‘e moderare,
Barones, sa tirannia,
Chi si no, pro vida mia,
Torrades a pe' in terra!
Declarada est già sa gherra
Contra de sa prepotenzia,
E cominzat sa passienzia
In su pobulu a mancare.
Nella traduzione in italiano:
1. Cercate di frenare,
Baroni, la tirannia,
Se no, per vita mia,
Ruzzolerete a terra!
Dichiarata è la guerra
Contro la prepotenza
E sta la pazienza
Nel popolo per mancare.
Nelle successive strofe sono descritte, con chiarezza ed enfasi, tutte le sofferenze subite e alla fine mal sopportate del Popolo Sardo.
Il canto si conclude con un vigoroso grido d'incitamento alla rivolta, suggellato da un detto popolare di lapidaria efficacia: Cando si tenet su bentu est prezisu bentulare ("quando si leva il vento, bisogna trebbiare": strofa 47)
47. Si no, chalchi die a mossu
Bo 'nde segade' su didu.
Como ch'est su filu ordidu
A bois toccat a tèssere,
Mizzi chi poi det essere
Tardu s 'arrepentimentu;
Cando si tenet su bentu
Est prezisu bentulare.
47. Non osi chi fu inerte
Mordersi un dì le dita;
Or che la tela è ordita
Date una mano a tessere.
Tardo vi potrebbe essere
Un giorno il pentimento;
Quando si leva il vento
E' d'uopo trebbiare.
Ai Signori Governanti della Sardegna.
Sardegna svenduta in questi ultimi anni al peggiore offerente.
Da Sardo verace sono convinto di poter intrepretare il parere di tutti coloro che hanno fatto della sardità una Bandiera di onore e orgoglio, aldilà di quella dei Quattro Mori.
La nostra Terra fa parte di un patrimonio che ci è stato consegnato dai nostri Avi, spesso a costo della loro stessa vita, affinché la preservassimo per tramandarla, tale e quale, ai nostri figli e nipoti.
È il posto più onorevole dove mantenere la nostra identità fisica e culturale.
È il nostro unico patrimonio.
Quando la politica non ha la stessa sensibilità è portata a considerarne soltanto il lato commerciale.
Il valore commerciale, cari governanti, non tiene conto dei sentimenti.
È solo una mera considerazione di opportunismo economico e politico.
I sentimenti sono ben altra cosa. Sono un fatto di nobiltà umana. Non hanno prezzo, non si vendono né tantomeno si comprano.
Le nostre idee, quando sono dettate dall'umiltà, dall'onestà, dall'intelligenza, ma soprattutto dalla nostra cultura, sono l'unica arma a nostra disposizione per poter debellare il malgoverno di una politica opportunista, disfattista, antidemocratica.
In questi ultimi tempi stiamo assistendo alla presa di posizione di una politica improvvisata, senza idee, se non quelle inadeguate e inappropriate ai tempi, vecchie e inutili quanto un certo tipo di politici che ancora imperversa nelle sorti della nostra terra.
Spesso la soluzione a problemi importanti nasce dal confronto, non necessariamente tra persone cosiddette deputate ai fatti.
La soluzione dei problemi nasce dal confronto delle persone che i problemi ce li hanno, cioè dalla gente comune.
Di questo ha paura la politica becera e antidemocratica.
Ha paura che la gente dialoghi tra di loro e quindi impone differenziazioni ideologiche, partitiche, campanilistiche che allontanano la gente dal dialogo.
La Sardegna, in questi ultimi anni, sta subendo una devastazione economica, ambientale, culturale, non dissimile da ciò che il Grande PATRIOTA SARDO Francesco Ignazio Mannu descrisse con grande maestria nel 1795.
La Nostra Terra è diventata un supermarket dove chiunque disponga di un po’ di soldi, puliti o sporchi, può venire a comprare, e spesso a stravolgere, il nostro costume, la nostra cultura, il nostro ambiente.
Ecco perché parlo di svendita.
Ma purtroppo molti di voi, cari governanti, non capiranno appieno questo concetto ed è più che attuale, per noi Popolo Sardo, quell’incitazione che:
CANDO SI TENET SU BENTU EST PREZISU BENTULARE
("quando si leva il vento, bisogna trebbiare": strofa 47)
Dio ci salvi e salvi la Sardegna.
Fabio Barbarossa
COMANDA IL POPOLO, NON I DRAGHI
Io ammiro chiunque, in questa fase della ingarbugliata vita politica della nostra nazione, riesca a trarre conclusioni intelligibili sul comportamento dei nostri governanti degli ultimi giorni.
Mi consideravo un uomo sufficiente colto e pensavo che una vita da medico, una laurea alla Bocconi, una vita passata a contatto diretto con la gente comune, con la sofferenza, con i soprusi, con le frustrazioni e le delusioni, fossero state sufficienti a darmi un orientamento in questa melma politica.
Ma così non é.
Ecco perché' la gente comune si allontana dalla politica e, ahimè', dalla gestione delle proprie cose.
Perché' non riesce più' a trovare un contesto logico e ideologico in cui inserirsi.
A pensare male, si fà peccato, ma spesso ci si azzecca.
Creare ad arte polveroni politico istituzionali potrebbe essere il modo migliore per poter nascondere nefandezze, soprusi, malgoverno, prevaricazioni.
Il tentativo di giustizia sociale, attuato dagli organi d'informazione e da una manipolazione opportunista della realtà, sono ormai la prassi quotidiana.
E allora, in questa giungla popolata di Draghi e di bestie feroci, irta di sentieri illusori e pericolosi, c'è la certezza che la strada possa essere indicata dal più' forte, quello armato di machete, che attraverso convinzioni e convenienze personali, possa portare un popolo affamato direttamente in bocca ai leoni e alle tigri e ai Draghi della finanza nazionale ed internazionale.
Come sempre succede nella vita di ognuno di noi, bisogna crederci e, se è necessario, ricominciare.
E come disse San Francesco d'Assisi:
“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile.”
Fabio Barbarossa
La perdita della libertà, sia fisica che spirituale, a cui ci sottopongono ultimamente i ciarlatani della politica e i geni della incapacità totale, stanno paventando in ognuno di noi delle reazioni emotive, alcune volte moderate da una cultura benevola tramandataci dai nostri Avi, altre volte autodistruttive ed autolesionistiche che non lasciano più intravvedere, nella foschia e nella nebbia artificiale, un futuro dignitoso per noi e per le nostre future generazioni.
Due giorni fa, dopo aver letto sull'Unione Sarda il dramma del Comune di Seulo circa la mancanza del loro medico di famiglia e quindi l'impossibilità di fare alla popolazione anziana i vaccini antinfluenzali, ho deciso, volontariamente e senza esitazione alcuna di fare un omaggio a questo nobile Popolo Barbaricino facendo io stesso le vaccinazioni agli anziani e agli aventi diritto. Ho inoltre programmato la vaccinazione domiciliare a tutti coloro che per motivi di salute non potevano spostarsi dal proprio domicilio. Dopo aver contattato il Sindaco di Seulo, Dottor Enrico Murgia, e il Commissario Straordinario dell'Ats Sardegna Dottor Giorgio Steri per la disponibilità dei vaccini, sabato 17 ottobre 2020 all'alba, sono partito per Seulo. Dopo aver attraversato posti incantevoli con foreste incontaminate ed un meraviglioso arcobaleno che mi indicava la strada, sono arrivato a Seulo. Ad attendermi c'era il Sindaco con tante persone organizzate in attesa del vaccino. Abbiamo iniziato subito la vaccinazione e ho avuto modo di conoscere almeno 140 persone a cui ho praticato la vaccinazione. È stato per me un tuffo nella sardita'. Un ritorno alle nostre origini, all'orgoglio e alla dignità di un Popolo irriducibile e ricco di cultura come quello Sardo. Sono stato poi accompagnato da alcuni funzionari comunali a casa dei pazienti non ambulabili, tra cui una Signora Centenaria che con un sorriso, celato da una mascherina, è riuscita comunque a trasmettermi la sua gratitudine che mi ha decisamente commosso. Dopo aver esaurito le vaccinazioni e aver avuto la gratitudine di tutti coloro che ho incontrato, anche con dei doni meravigliosi che ho apprezzato e soprattutto gustato, i meravigliosi Pistoccus 'e nuxi del Dolcificio Stefano Secci di Seulo, e dopo aver pranzato col Sindaco e la sua famiglia, ho ripreso la strada del ritorno col cuore gonfio di emozione e commozione. Sono arrivato a Cagliari in tarda serata e ho potuto abbracciare il mio piccolo Matteo che proprio in quel giorno compiva 15 anni. Il regalo principale che ho fatto a mio figlio è stato semplicemente l'esempio. Quando puoi fare del bene fallo senza esitare. Il mondo intero te ne riconoscerà merito e la tua vita così avrà un senso.
Non molto tempo fa, quando qualcuno era bizzarro o stravagante, o non aveva il cervello a posto, gli si diceva che gli mancava una rotella o che aveva qualche rotella fuori posto. Probabilmente tutto ciò nasceva dal fatto che allora un orologio con una rotella fuori posto non funzionava, o funzionava male. Con l'evoluzione tecnologica quasi tutti gli ingranaggi degli orologi sono sono stati sostituiti da sistemi a microchip che hanno sovvertito non solo il sistema operativo degli stessi, ma la stessa mentalità degli esseri umani, ad iniziare dall'età infantile. Infatti in una scuola moderna, o che dir si voglia, la scienza ha prevaricato tutto ciò che prima era obsoleto ed inefficiente. Le vecchie lavagne sostituite da più più moderne lavagne interattive multimediali, LIM, libri, quaderni e docenti sostituiti da PC portatili con annesso lettore di CD e dotati di correttore automatico e auto apprendimento, ADSL ormai più importanti della stessa aria che si respira (ai miei tempi, quando l'ossigeno scarseggiava si diceva non c'è aria, ora si dice non c'è campo). Tutto ciò ha portato alla creazione dei nuovi giovani, i Nativi Digitali, che interagiscono con gli smartphone già dai primi mesi di vita. Insomma, un sistema che si è allontanato troppo dalla realtà e che ha portato a dei geni asociali e autoisolati. Sarà per questo che dopo tutta questa scienza "qualcuno" ha pensato di riportare nella scuola una più realistica e antica mentalità? Si. Con l'introduzione dei banchi a rotelle, e prossimamente il calamaio digitale, si vuole riportare un po' indietro l'evoluzione ritornando a quei vecchi detti in cui ad un politico moderno gli si possa ridire che ha una rotella fuori posto o addirittura gli manca.