lunedì 15 marzo 2021

A modo mio...

Se non fosse che la sera, dopo una giornata di intenso lavoro, ritorno a casa mia e rivedo il volto dei miei amati figli, non avrebbe più senso seguire una strada maestra, irta di sacrifici e privazioni.

La perdita della libertà, sia fisica che spirituale, a cui ci sottopongono ultimamente i ciarlatani della politica e i geni della incapacità totale, stanno paventando in ognuno di noi delle reazioni emotive, alcune volte moderate da una cultura benevola tramandataci dai nostri Avi, altre volte autodistruttive ed autolesionistiche che non lasciano più intravvedere, nella foschia e nella nebbia artificiale, un futuro dignitoso per noi e per le nostre future generazioni.

Mi considero una persona moderata, morigerata, ragionevole ed accomodante. Ho rivisto col pensiero il mio passato e spesso intravvedo, attraverso i fatti della vita che mi circonda, un traguardo forse non tanto lontano in cui la mia esistenza concluderà il suo ciclo. Come ho detto tante volte, tutto questo non mi spaventa. Non ho paura di arrivare inesorabilmente ad un appuntamento con una entità che prima o poi ci prenderà tutti, e ribadisco tutti, per mano per traghettarci in un vuoto eterno da cui nessuno è mai tornato indietro a lamentarsi. A modo mio sono diventato giudice di me stesso e attraverso valutazioni quasi giudiziarie mi sono condannato senza appello per aver commesso dei fatti gravi, volontari o in buona fede, di cui sto pagando ancora oggi le conseguenze. Ma ciò che non riesco e mai riuscirò a tollerare è che sulla mia vita, e soprattutto su quella dei miei cari, qualcuno possa operare in termini di vantaggi speculativi rinnegando a sé stessi e alla propria coscienza quella fede che in tanti hanno riposto in loro. Anche io, come tanti, e come la storia insegna, pur essendo persone moderate, possiamo cambiare aspetto. Se nella nostra vita si dovesse vanificare il concetto di fratellanza, di Patria, di amore e gloria, di dignità e autonomia, tutto potrebbe cambiare anche a costo della nostra stessa vita.
Fabio Barbarossa

If it were not that in the evening, after a day of intense work, I return to my house and see the faces of my beloved children, it would no longer make sense to follow a high road, full of sacrifices and privations. The loss of freedom, both physical and spiritual, to which the charlatans of politics and the geniuses of total incapacity have lately subjected us, are fearful of emotional reactions in each of us, sometimes moderated by a benevolent culture handed down to us by our Avi, other times self-destructive and self-harm that no longer allow us to glimpse, in the mist and artificial fog, a dignified future for us and for our future generations. I consider myself a moderate, sober, reasonable and accommodating person. I have reviewed my past in my thoughts and often glimpse, through the facts of the life that surrounds me, a goal perhaps not so far away in which my existence will end its cycle. As I have said many times, all this does not scare me. I am not afraid of inexorably arriving at an appointment with an entity that sooner or later will take us all, and I repeat everyone, by the hand to ferry us into an eternal void from which no one has ever come back to complain. In my own way I became a judge of myself and through quasi-judicial evaluations I condemned myself without appeal for having committed serious acts, voluntary or in good faith, of which I am still paying the consequences today. But what I cannot and will never be able to tolerate is that on my life, and especially on that of my loved ones, someone can operate in terms of speculative advantages by denying to themselves and their conscience that faith that so many have placed in them. I too, like many, and as history teaches, despite being moderate people, we can change our appearance. If the concept of brotherhood, homeland, love and glory, dignity and autonomy were to vanish in our life, everything could change even at the cost of our own life. Fabio Barbarossa

sabato 26 dicembre 2020

Un viaggio nella Sardita'



Due giorni fa, dopo aver letto sull'Unione Sarda il dramma del Comune di Seulo circa la mancanza del loro medico di famiglia e quindi l'impossibilità di fare alla popolazione anziana i vaccini antinfluenzali, ho deciso, volontariamente e senza esitazione alcuna di fare un omaggio a questo nobile Popolo Barbaricino facendo io stesso le vaccinazioni agli anziani e agli aventi diritto. Ho inoltre programmato la vaccinazione domiciliare a tutti coloro che per motivi di salute non potevano spostarsi dal proprio domicilio. Dopo aver contattato il Sindaco di Seulo, Dottor Enrico Murgia, e il Commissario Straordinario dell'Ats Sardegna Dottor Giorgio Steri per la disponibilità dei vaccini, sabato 17 ottobre 2020 all'alba, sono partito per Seulo. Dopo aver attraversato posti incantevoli con foreste incontaminate ed un meraviglioso arcobaleno che mi indicava la strada, sono arrivato a Seulo. Ad attendermi c'era il Sindaco con tante persone organizzate in attesa del vaccino. Abbiamo iniziato subito la vaccinazione e ho avuto modo di conoscere almeno 140 persone a cui ho praticato la vaccinazione. È stato per me un tuffo nella sardita'. Un ritorno alle nostre origini, all'orgoglio e alla dignità di un Popolo irriducibile e ricco di cultura come quello Sardo. Sono stato poi accompagnato da alcuni funzionari comunali a casa dei pazienti non ambulabili, tra cui una Signora Centenaria che con un sorriso, celato da una mascherina, è riuscita comunque a trasmettermi la sua gratitudine che mi ha decisamente commosso. Dopo aver esaurito le vaccinazioni e aver avuto la gratitudine di tutti coloro che ho incontrato, anche con dei doni meravigliosi che ho apprezzato e soprattutto gustato, i meravigliosi Pistoccus 'e nuxi del Dolcificio Stefano Secci di Seulo, e dopo aver pranzato col Sindaco e la sua famiglia, ho ripreso la strada del ritorno col cuore gonfio di emozione e commozione. Sono arrivato a Cagliari in tarda serata e ho potuto abbracciare il mio piccolo Matteo che proprio in quel giorno compiva 15 anni. Il regalo principale che ho fatto a mio figlio è stato semplicemente l'esempio. Quando puoi fare del bene fallo senza esitare. Il mondo intero te ne riconoscerà merito e la tua vita così avrà un senso.

Un abbraccio a tutti Voi.
Fabio Barbarossa
Cagliari, 18 ottobre 2020



ROTELLE FUORI POSTO.

Non molto tempo fa, quando qualcuno era bizzarro o stravagante, o non aveva il cervello a posto, gli si diceva che gli mancava una rotella o che aveva qualche rotella fuori posto. Probabilmente tutto ciò nasceva dal fatto che allora un orologio con una rotella fuori posto non funzionava, o funzionava male. Con l'evoluzione tecnologica quasi tutti gli ingranaggi degli orologi sono sono stati sostituiti da sistemi a microchip che hanno sovvertito non solo il sistema operativo degli stessi, ma la stessa mentalità degli esseri umani, ad iniziare dall'età infantile. Infatti in una scuola moderna, o che dir si voglia, la scienza ha prevaricato tutto ciò che prima era obsoleto ed inefficiente. Le vecchie lavagne sostituite da più più moderne lavagne interattive multimediali, LIM, libri, quaderni e docenti sostituiti da PC portatili con annesso lettore di CD e dotati di correttore automatico e auto apprendimento, ADSL ormai più importanti della stessa aria che si respira (ai miei tempi, quando l'ossigeno scarseggiava si diceva non c'è aria, ora si dice non c'è campo). Tutto ciò ha portato alla creazione dei nuovi giovani, i Nativi Digitali, che interagiscono con gli smartphone già dai primi mesi di vita. Insomma, un sistema che si è allontanato troppo dalla realtà e che ha portato a dei geni asociali e autoisolati. Sarà per questo che dopo tutta questa scienza "qualcuno" ha pensato di riportare nella scuola una più realistica e antica mentalità? Si. Con l'introduzione dei banchi a rotelle, e prossimamente il calamaio digitale, si vuole riportare un po' indietro l'evoluzione ritornando a quei vecchi detti in cui ad un politico moderno gli si possa ridire che ha una rotella fuori posto o addirittura gli manca.

Ai posteri l'informatica sentenza.
Fabio Barbarossa

UTILE, INUTILE, DANNOSO




Quando ero poco più che un ragazzino, anche su indicazione di mia nonna, imparai che tutti gli esseri umani su questa terra, a prescindere dal colore della pelle, del sesso e della loro etnia, potevano essere catalogati principalmente in tre tipologie: utili, inutili, dannosi. Lì per lì non afferrai bene questo concetto e utilizzai una miriade di varianti, variopinte e folcloristiche, con le quali, anche inconsciamente, solevo districarmi nella selva di umanità casualmente disponibile. Ci volle un bel po' di tempo per capire, sulla base delle esperienze fatte, che tutto sommato aveva ragione mia nonna. Utili, inutili, dannose. Bene o male tutta l'umanità poteva rientrare in queste tipologie. Utili sono tutti coloro che, consapevoli o meno, lasciano dietro di sé una traccia positiva del loro cammino. Chi si è imbattuto in una persona utile non può che riappacificarsi col mondo. L'utile può essere fruttuoso, proficuo, redditizio. Se proviamo a fare mente locale sulle nostre conoscenze ne troveremo tanti. Sono coloro che ci sono stati d'aiuto, che con la loro cortesia sono stati spesso determinanti nella nostra vita e in quella dei nostri cari. La persona utile è spesso un Angelo che con mentite spoglie ci compare davanti nei momenti di difficoltà. L'unica variante di quanto su detto è l'utile idiota che nella sua complicata esistenza, con la sua azione involontaria procura vantaggio e beneficio a qualcun altro. Anche di questa tipologia, semplicemente guardandoci intorno, ne troviamo tanti altri, specialmente nell'ambito della fauna politica. Ma andiamo oltre. Mentre per l'utile rimane spesso traccia a imperitura memoria, per l'inutile le cose cambiano. Dell'inutile non rimane traccia. Il suo passaggio si mescola a tutto ciò
che fa parte della sterilità della nostra esistenza. Spesso viene ricordato senza nome o con l'appellativo di "coso, quello li, come si chiamava? " e diventa inutile anche parlarne o semplicemente menzionarlo. Ma il primo posto di tali tipologie di persone spetta ineluttabilmente al "dannoso ". Il dannoso è colui che alla stessa stregua dell'utile lascia traccia di sé. Spesso associata a devastazione fisica e morale. Il dannoso non ha un campo preferito di azione. Il danno lo può fare a prescindere dalla propria volontà. Il dannoso rimane nei nostri ricordi proporzionalmente al danno fatto. Certe volte è consapevole delle proprie capacità, altre volte non se ne cura soprattutto perché non se ne accorge. Diversamente dal pacchetto di sigarette o dalle bottiglie di alcolici in cui c'è scritto "nuoce gravemente alla salute" , sulla sua persona non è riportata nessuna ammonizione. Viene menzionato come colui che ha creato il danno e per questo perseguito dalle icone dei nostri tempi capeggiate dalla Gretina di turno. Per concludere, vorrei trasmettere il mio messaggio finale in cui vi esorto, nella vostra complessa esistenza, a riconoscere le persone utili, ad ignorare le persone inutili, ma soprattutto a stare alla larga da quelle "dannose". A buon intenditor poche parole.

Fabio Barbarossa

giovedì 30 aprile 2020

Con la flatulenza si può trasmettere il Covid-19?


Apparentemente sembra un quesito banale e ridicolo, ma così non è. Da medico eroe pluridecorato, ieri ho ricevuto la Ciambella Tricolore con marmellata ai mirtilli donatami dalla Comunità in cui lavoro, posso garantire che la flatulenza, nota più comunemente come scorreggia, oltre ad essere il grido di rivoluzione della merda oppressa, può avere una Carica Batterica, e gli esperti Coprologi di Stato, specializzati in Aria Fritta, dicono anche virale, specie se è silenziosa. Pertanto il Bisconte de la Pochette ha già ordinato alle industrie farmaceutiche la produzione di un filtro sonda da inserire per via rettale ogni qualvolta si esca da casa, specialmente se affetti da meteorismo. 


Sembra una presa per culo, ma lo è.

Fabio Dottor Barbarossa

sabato 28 marzo 2020

Non ci avrei mai creduto


All'età di 65 anni, giovane nello spirito e nella mente, ancora in forze fisicamente, quanto basta, mi trovo a dover prendere in considerazione la possibilità di lasciare in anticipo questa terra di lacrime a causa di un virus sconosciuto che sta facendo razzia di esseri umani in tutto il mondo. Sia ben chiaro, non mi fa paura. Nella mia vita ho già dato e preso tutto ciò che era umanamente possibile. Nel rispetto del mio prossimo, spesso con spirito di sacrificio, con dignità e senso del dovere, ho vissuto sino ad ora la mia vita, complice l'esempio dei miei Avi e di tutti coloro che, nel bene e nel male, ho avuto il privilegio d'incontrare. Ho contribuito a mettere al mondo tre meravigliose creature, i miei figli, e a loro dedico queste righe, accorate ma serene. La mia missione di medico mi porta ad essere in prima linea, sempre. Ad essere presente in mezzo alla Gente ed insieme a questa condividerne gioia e dolori. Il mio carattere combattivo mi porta a non retrocedere davanti a niente e nessuno e se anche fosse che in tutta la mia carriera professionale abbia contribuito a salvare anche solo una persona, la mia vita troverebbe una ragion d'essere. Conosco la morte. L'ho incrociata tante volte nella mia vita. Alcune volte mi sono trovato seduto accanto a Lei al capezzale di qualche povero Cristo. L'ho sempre ostacolata, con tutte le mie forze, anche quando mi rendevo conto di essere poca cosa davanti a Lei. Certe volte mi sono fatto da parte perché la sua strada era la sola percorribile. Ma in ogni caso conosco la Vita, quella che abbiamo davanti a noi ogni istante della nostra vita. Quella che ci appare con un sorriso, con un germoglio, con un sentimento, con un tramonto, con un'alba luminosa che ci fa sentire importanti perché importante è la vita e a questa dobbiamo avvicinarci per coglierne il senso. Non perdiamo questa occasione. Non lasciamo che l'angoscia e l'ansia prendano il sopravvento su di noi. Viviamo la nostra vita con serenità e passione, teniamoci tutti per mano e aiutiamo tutti coloro che si attardano per stanchezza nella consapevolezza che un giorno potremo essere noi ad averne bisogno. Crediamo nel futuro e la nostra vita avrà un senso. Crediamo nell'amore e il nostro futuro sarà più lieve. Crediamo nella gioia e anche il dolore avrà un limite. Vi abbraccio tutti e vi manifesto il mio amore, la mia gioia e la mia soddisfazione per aver avuto il privilegio di avervi incontrati e amati.
Umilmente

Fabio Barbarossa
26 marzo 2020

domenica 10 novembre 2019

Se tutto va bene diventeremo Pidocchi


I primi scambi monetari umani risalgono alla notte dei tempi. Pare che si possano far risalire al VII Secolo a.c. E prima? Prima si faceva ricorso al Baratto. Scambio di beni con altri beni. Poi le necessità di reperibilità, disponibilità, verificabilità e divisibilità portarono l'uomo a dotarsi di materiale capace di rispondere a tutte queste necessità. Metalli di vario genere, sale, conchiglie più o meno colorate, pezze di tessuto, pietre di forme diverse. Insomma, per comprare qualcosa dovevi possederne altre, non era importante come e perché. È così facendo e così pagando siamo arrivati ai nostri giorni dove, a causa di un'economia disastrata e stagnante, siamo diventati quasi tutti poveri, nel senso che quel famoso oggetto di scambio monetario è venuto a mancare. Non avendo più soldi siamo diventati tutti più poveri e in certi casi veri e propri miserabili. Quel famoso argent de poche è diminuito sino a scomparire. Quale soluzione hanno immaginato i nostri recenti governanti, capeggiati dal BisConte de Pochete? Trasformare l'argent de poche in moneta elettronica. Attraverso un pezzetto di plastica possiamo comprare tutto e se tutto va bene, attraverso una lotteria scontrinica di fine anno possiamo anche diventare ricchi. Risultato. Siamo sempre miserabili, ma questa volta, adeguandoci ai tempi, in modo elettronico. Parola d'ordine: siamo tutti, o quasi, pezzenti elettronici.

Fabio Barbarossa

venerdì 20 settembre 2019

Dove va il nostro mondo?

Se torniamo indietro nel nostro tempo, cosa molto improbabile per chi ha la presunzione di sapere già tutto, e andiamo a rileggere la nostra storia, per intenderci quella che è stata scritta dai nostri nonni e dai nostri genitori, è facile trovare le risposte a tutto ciò che sta succedendo oggi nel mondo. Il filo conduttore per ogni storia dell'Umanità è quasi sempre il cambio generazionale e di conseguenza la trasmissione delle informazioni da una generazione a quella successiva. Non è necessario tornare alle origini dell'uomo per capire ciò che più facilmente si può ricavare da questi ultimi secoli di storia. Mentre nell'epoca delle prime due guerre mondiali la causa principale di questo distacco è stata quella di aver sterminato due generazioni di giovani, inviati al massacro al fronte senza nessuna pietà, in tempi più recenti il distacco generazionale è dovuto ad uno scollamento prevalentemente culturale e di educazione in cui la società moderna delega ad altro e ad altri la trasmissione diretta delle informazioni attraverso filtri e convinzioni più di convenienza che di reale esperienza e necessità. Ed ecco che ai nostri giovani viene impartita un'educazione opportunistica basata prevalentemente su concetti informatici, anni luce distanti dalla realtà. Ed ecco che la realtà percepita dai nostri giovani è basata principalmente su oggettività opportunistiche che non hanno nessun nesso causale con la storia recente, quella vissuta dai nostri avi per intenderci. Tutto questo si evidenzia nel crollo delle colonne portanti della nostra storia, ad iniziare dalla Famiglia, dalla Scuola, dalla Chiesa.
La Sociologia recente ha ritenuto necessario modificare il concetto di Famiglia, il primo gruppo sociale per eccellenza, con un più moderno “insieme di persone che convivono nella stessa abitazione”, spesso con appellativi opportunistici e fiscalmente validi di Genitore 1 e Genitore 2, quindi basandosi piuttosto che su un fatto di parentela, su fatti di affinità legate a variopinti mutamenti sociali.
La Scuola, alla stessa stregua della famiglia, sta vivendo una crisi identitaria ed organizzativa che oltre a disorientare gli operatori scolastici, disorienta principalmente tutti coloro che ad essa fanno riferimento. Se a questo aggiungiamo una divergenza tra la programmazione scolastica e la reale necessità di preparazione per l'accesso all'ambito lavorativo, il gioco è fatto. Sempre più si osservano migliaia di giovani alla ricerca di una collocazione lavorativa che, guarda caso non collima né con la preparazione scolastica né tanto meno con le loro aspettative e che sempre più espone i nostri giovani ad un esodo storico verso nazioni più attente della nostra. E' di tutti i giorni la carenza di Medici negli ospedali e nel territorio che varcano le frontiere nazionali e che vengono accolti a braccia aperte in altre nazioni.
Che dire poi della Chiesa? Dove sono andati a finire quei luoghi di aggregazione che avvicinando le famiglie alla chiesa e alla scuola, davano ad entrambi il culto della religione e l'insegnamento umano di tolleranza, rispetto e carità? Certo, esistono oggi molteplici forme di aggregazione religiosa, e in tante di queste i cardini formativi sono comuni, ma ciò che manca sempre di più è una formazione educativa ed esistenziale che attraverso il culto e l'esempio possono darci la speranza di tornare ad un passato in cui tolleranza, rispetto e carità avevano un ruolo prioritario rispetto a tutto il resto.
Una delle maggiori ricchezze del cambio generazionale dei nostri avi era quella di impartirci, attraverso un'educazione poliedrica, la gestione della nostra emotività che fungeva sempre da chiave universale per tutti i fatti della vita. La nostra società sta vivendo una nuova analfabetizzazione emotiva dove le considerazioni e le reazioni della nostra nuova generazione sono legate più a fatti istintivi e irrazionali che ad un patrimonio culturale trasmesso con sofferenza e amore dai nostri Avi.

Fabio Barbarossa

mercoledì 7 agosto 2019


Una giornata italiana

Ieri, in tarda serata, quando ormai le ombre allungavano le immagini, passeggiavo per la città di Cagliari assorto nei miei pensieri e nelle mie riflessioni. Improvvisamente il mio sguardo si posa su di uno straccio arrotolato, buttato per terra. Qualcosa nella mia mente e nel mio cuore mi ha fermato e, dopo aver guardato meglio ed essermi avvicinato allo straccio, ho scoperto trattarsi della Bandiera Italiana. Il Tricolore, la mia Bandiera, la linea guida della mia vita, giaceva per terra, sporca di fango, di escrementi e di tutto ciò che si può trovare sul bordo di una strada. Che tristezza. Malgrado l'odore e il lerciume di cui era ricoperta, non ho avuto alcuna esitazione a raccoglierla, spolverarla, e idealmente abbracciarla. Impulsivamente la mia mente mi ha portato alla mia Italia, la mia Patria, la mia Madre Patria. Istintivamente ho associato lo stato della Bandiera a quello della mia Nazione. Come ti hanno ridotto, Patria mia. Ti hanno riempita di fango, di escrementi, di infamia e di disonore. Ti hanno buttata per terra come uno straccio vecchio, alla mercé di chiunque potesse abusare di Te e della Tua Storia. Ti hanno tradita e con Te hanno tradito tutti coloro che per Te hanno dato la loro vita, che per Te hanno pianto e gioito, che per Te hanno pagato a caro prezzo la difesa della Tua terra. Nella mente e nel mio cuore piango. I miei occhi si allagano di lacrime e dentro di me cresce un sentimento di rinascita e di rivalsa. Piego la Bandiera e la stringo forte a me per portarla nella mia casa e darle, oltre alla pulizia e al candore che merita, la dignità di esistere e di far parte della mia storia e della mia vita, come una Vecchia Madre che mi ha sempre tenuto tra le sue braccia. Questa Bandiera farà parte del resto della mia vita e chiedo già da ora che ricopra il cuscino funebre sul quale, dopo la mia morte, riposerò per l'eternità.

Grazie Italia mia. Grazie di cuore!

Fabio Barbarossa
Cagliari, 30 luglio 2019

sabato 13 aprile 2019

Ognuno si lavi e si baci i piedi suoi

 
In vicinanza della Santa Pasqua i benpensanti e i santi continueranno a dare le colpe di tutte le stragi al nostro comportamento di civiltà moderna. Ci accuseranno di non aver integrato a sufficienza le belve sanguinarie che si sentivano escluse dal consumismo occidentale, o nella migliore delle ipotesi, per non aver giustificato il loro credo che ammetteva il sacrificio umano di vittime innocenti. Lo stesso signor Jorge Mario Bergoglio, in atto di sottomessa fratellanza, e forse a perdono dei suoi peccati, o di quelli della chiesa, si accingerà a lavare e a baciare i piedi a tante persone, tra cui cristiani, musulmani, buddisti. Sia ben chiaro. Io non mi sento in colpa per la loro mancata integrazione. Non mi sento in colpa perché i miei Avi, e in questo mi spingo indietro nella storia dell’umanità sino ai Santi Martiri che affollano i nostri calendari, sono stati massacrati forse proprio perché avevano cercato di integrare le stesse belve dei nostri giorni. Non mi sento in colpa perché credo nella vita, nella tolleranza, nell’amore. Perché vivo la mia vita nel rispetto reciproco e in osservanza delle leggi cristiane e terrene. Perché sono sempre stato a disposizione dei deboli come lo sono sempre stato dei miei familiari. Perché credo nella fratellanza tra i popoli, a prescindere dal colore della pelle o del credo religioso. Però non tollero che in nome di un dio, o di un credo, o in nome di una qualunque coercizione, si possa togliere la vita a chiunque sia ospite di questa disgraziata terra.  Per questo non mi sento in colpa e per questo non ho bisogno di lavare e baciare i piedi a nessuno a dimostrazione della mia sottomissione. Ognuno si lavi i suoi. A me basta che chi vuol vivere al mio fianco, e a quello dei miei fratelli, lo faccia nel rispetto delle leggi e di quel buon vivere che non ha bisogno di essere scritto o manifestato ne con proclami, ne con vetrine, sacre o profane che siano.

Fabio Barbarossa


Cagliari, 13 aprile 2019

giovedì 4 aprile 2019

Le appassionanti vicende di un Medico di Campagna

Ho il piacere e l'onore di annunciarvi la nascita del mio primo Libro. In questo troverete tanti aneddoti della mia vita professionale e della mia vita privata, ricchi di emozioni e in grado di suscitare a volte ilarità, altre volte profonde riflessioni su quanto la vita sia un bene da proteggere e preservare. Il libro si trova in vendita online nel sito di Carlo Delfino Editore e su tutti i siti di vendita libraria. 

Digitate su un motore di ricerca il titolo del libro e il mio nome e potrete scegliere il miglior modo per averlo a casa vostra. Si trova anche nelle migliori librerie.





Buona lettura a tutti.

Fabio Barbarossa

martedì 19 marzo 2019

Alleluja

Finalmente ci siamo. La mia Beatificazione è ormai vicina. Il Terzo Miracolo canonico è stato compiuto. Nel Primo Miracolo si racconta che il Dottor Barbarossa, giovane medico in una piccola comunità della Sardegna, ridiede la vita ad un vecchietto, ritenuto  da amici e  parenti  ormai defunto, semplicemente poggiando il fonendoscopio sul torace della salma e facendolo risvegliare dal suo sonno profondo. Nel Secondo Miracolo si racconta di come, con l'aiuto del buon Dio, il Dottor Barbarossa riuscì a far camminare il buon Angiuleddu, costretto in sedia a rotelle da tantissimi anni. Il Terzo Miracolo è avvenuto questa sera in quel di Ballao alle ore 17. Il Dottor Barbarossa, dopo aver assistito per tutta la giornata i deboli e i bisognosi di salute, si accingeva a chiudere il suo povero ambulatorio. Nello stesso tempo, al di fuori dello stabile, tre muratori concludevano la loro faticosa giornata di lavoro. Dopo aver salutato cordialmente salivano sul loro camion per rientrare dalle loro famiglie. Ma il Maleficio era in agguato e l’automezzo non ne volle sapere di mettersi in moto. Uno, due, tre….dieci tentativi con la batteria che ormai dava visibili segni di cedimento. Niente da fare. In quel momento il Dottor Barbarossa, sentendo i rantoli di quel motore e la disperazione dei muratori, uscì per rendersi conto di ciò che accadeva. Avvicinatosi al camion, dopo aver tranquillizzato con un sorriso l'autista, diede una forte manata sul cofano motore e lo invitò a riprovare. Miracolo!!! Dopo un solo tentativo il motore cominciò a rombare e i tre operai poterono finalmente far ritorno alle loro case. Con grande felicità ringraziarono e dissero tra i sorrisi: - Ci voleva la mano del Dottore.

(Fatto realmente accaduto)
Fabio Barbarossa

Ballao, 18 marzo 2019

giovedì 20 dicembre 2018

Oltre al medico...

Qualche giorno fa in visita domiciliare ai pazienti non ambulabili.
- Zia Antonia, classe 1922, seduta su una sedia a rotelle per le sue gravi infermità, mi chiede se per cortesia le modifico sul telecomando la temperatura del climatizzatore. Due o tre volte all'anno questo faccio.
- Zia Caterina, anziana signora piegata in due da una grave artrosi lombosacrale, con grande difficoltà sta cercando di cucinare due fettine di tacchino su un padellino. La faccio accomodare e proseguo io con la cottura. Dopodiché le servo in tavola il piatto ancora fumante.
- Ravvivare la fiamma, smuovendo e riaccostando i tizzoni ormai quasi spenti nel caminetto di molti vecchietti è cosa che mi capita di frequente in questo periodo, come pure portare dentro tronchi e tronchetti pronti all'uso.
- Sedermi ad ascoltare dalla loro voce tanti racconti della loro vita, è una delle cose più belle della mia professione. Avere il tempo di ascoltare questi anziani, aldilà di quella farmacologia, è la cura migliore che si possa immaginare.
Questi sono solo alcuni dei momenti della mia vita professionale e quando una signora di 96 anni mi chiese commossa perché facessi questo, le risposi altrettanto commosso che non avendo più mia madre la adottavo come tale.
Buon Natale a tutti Voi.
Fabio Barbarossa.

La nostra Storia

Per gran parte della nostra esistenza siamo intenti a fare scelte che poi determineranno e condizioneranno tutta la nostra vita. Stiamo talmente attenti a programmare il nostro futuro che non ci rendiamo conto che la vita è ciò che accade nel frattempo. Malgrado tutto, alla ricerca della strada giusta e della verità, viviamo la nostra vita influenzando quella di tutti coloro che a varia distanza ci stanno intorno. Spesso non abbiamo consapevolezza di tutto ciò che facciamo, né tanto meno di ciò che subiamo. Gli eventi ci trascinano e ci travolgono alla stregua di un uragano che lascia dietro di se solo devastazione e macerie. Nel bene e nel male la nostra vita ci porta in avanti scontrandosi spesso contro il nostro stesso destino. Alla fine del tutto non ha importanza se abbiamo raggiunto o meno i nostri obbiettivi o se siamo diventati più o meno importanti o se abbiamo lasciato traccia del nostro passaggio. Ciò che conta e' che nel nostro percorso abbiamo scritto la nostra vita e contemporaneamente abbiamo contribuito a scrivere la storia della stessa umanità.

Fabio Barbarossa

mercoledì 17 ottobre 2018

ETICA E MORALE


Onestamente mi sento disorientato. Le certezze che prima facevano parte della nostra esistenza quotidiana stanno lasciando spazio al caos e all'approssimazione di chi ci vuole a tutti i costi sprovveduti ed ignoranti. Tutto ciò che prima nasceva in conseguenza di ragionamenti logici, etici e morali, e da esperienze acquisite sul campo, è diventato inutile e per certi versi dannoso. Non esiste più un'informazione chiara ed onesta, se non in piccoli frammenti che il più delle volte rispondono ad un ragionamento fazioso che mira, più che all'informazione, alla destabilizzazione di quel bagaglio culturale, giusto o sbagliato, che ci è stato tramandato dai nostri avi. Secondo la filosofia moderna tra Etica e Morale ci sarebbe una distinzione ben precisa. Secondo questa la Morale è un campo strettamente individuale collegato alla condotta del singolo mentre l'Etica è quella parte della filosofia che studia ed analizza i comportamenti e gli stessi valori morali dell'uomo. Quindi in definitiva l'Etica analizza la Morale. Ma quale morale si vuole analizzare? Quella Occidentale? Quella Araba? Quella Orientale? Quella Religiosa? Oppure quella che deriva indipendentemente dall'esperienza, dal contesto storico, geografico o culturale? Una cosa è certa. Se in tutto questo si inserisce la mancanza di morale, o ancor peggio la presenza di una morale corrotta e truffaldina come quella che stiamo vivendo in questo inizio di secolo, c'è poco da analizzare e la stessa etica poggerebbe su pilastri instabili e fatiscenti, più o meno come quelli che malauguratamente reggevano il ponte di Genova. Pertanto, se veramente vogliamo dare un futuro ai nostri figli e nipoti, è necessario rivedere il concetto di morale, ripristinando magari quegli atteggiamenti che contemplino una scala di valori sani e naturali che vada ben al di là dei condizionamenti geografici, politici, culturali, storici e che si adatti ad ogni uomo di ogni luogo od epoca.

Cagliari, 17 ottobre 2018

Fabio Barbarossa