For as much as our existence is made out of relationships, on
which we confront ourselves for all our own life; it's in the solitude that we measure our own being, especially after a exhausting day, we say still with our own selves and with our own soul to count the stars of our own little firmament.
Fabio Barbarossa
domenica 19 marzo 2017
venerdì 17 marzo 2017
le Stelle nel firmamento
Per quanto la nostra esistenza sia fatta di relazioni,
con le quali ci confrontiamo per tutta
la nostra vita, e' nella solitudine che misuriamo il nostro essere soprattutto
quando, dopo una giornata faticosa, rimaniamo con noi stessi e con la nostra
anima a contare le Stelle del nostro Piccolo Firmamento.
For as much as our existence is made out of relationships, onwhich we confront ourselves for all our own life; it's in the solitude that we measure our own being, especially after a exhausting day, we say still with our own selves and with our own soul to count the stars of our own little firmament.
For as much as our existence is made out of relationships, onwhich we confront ourselves for all our own life; it's in the solitude that we measure our own being, especially after a exhausting day, we say still with our own selves and with our own soul to count the stars of our own little firmament.
Fabio Barbarossa
venerdì 10 marzo 2017
Un tributo dovuto
Più divento grande e più mi rendo
conto che le Donne sono Creature meravigliose e insostituibili. Sono la grazia, sono
l'armonia, sono la forza, sono la bellezza, sono l'amore. Sono la vita. Sono la
testimonianza terrena della divinità. I miei primi ricordi sono la tenerezza di
mia madre, la sicurezza e la certezza di non essere solo su questa terra. Il
suo seno era il posto sicuro dove saziarmi di amore e calore. Con l'età ho
imparato a conoscerle e ad amarle e se anche ho avuto con loro delle divergenze
le ho sempre accettate perché queste erano il momento per migliorare comunque
la mia vita. Ho imparato molto da loro. Ho imparato a gioire e ad affrontare la
vita con serenità e determinazione. A soffrire in silenzio e con umiltà. Ad
amare e a perdonare. Ho imparato con loro a colorare la mia vita e a renderla
degna di essere vissuta anche quando la penombra o le tenebre si stavano
impadronendo di me. A loro dedico la mia umile esistenza e a loro metto a
disposizione il mio futuro anche a costo della mia stessa vita. Ogni volta che
vedo il sorriso di mia madre, la tenerezza di mie figlie sento di essere
importante, perché importante è l'amore che loro danno a me. Grazie di
esistere.
Fabio Barbarossa
martedì 7 marzo 2017
Un altro destino scritto con sangue innocente
Iglesias, Sardegna, 2 marzo 2017, si consuma un'altra tragedia
annunciata. Una giovane mamma, una moglie, viene assassinata dal marito davanti
alle sue figlie. Un dramma da cui nessuno si sogni di tirarsi fuori. Un dramma
dove tutti siamo responsabili, chi più chi meno, per non aver capito, e quindi
impedito, che questo succedesse. Una reazione a catena senza scampo che va ad
allungare una lista drammatica dove inevitabilmente vittime e
carnefici si mischiano tra di loro.
Tutto, apparentemente, era sotto controllo. Autorità e magistratura
erano informate e avevano sicuramente già adottato i provvedimenti del caso.
E allora? Perché è successo? Perché un'altra vittima ha
dovuto scrivere col suo sangue l'inefficienza di un sistema sbagliato? Che
ruolo deve assumere la logica e il buon senso in una società distratta,
impegnata solo su disquisizioni
politiche e mondane fini a se stesse o indirizzate verso il nulla assoluto? Io
credo di saperlo. Deve far prevalere l'umiltà. Quella che ci fa da guida in
tutti i fatti della vita e che ci permette di ammettere i nostri errori e da
questi imparare a non ripeterli. L'otto marzo sia una data di riflessione e
aldilà dei soliti slogan ci faccia ritrovare quell'umiltà che da sola può
essere sufficiente a trovare, ognuno per la sua parte, le giuste soluzioni.
Fabio Barbarossa
Due padri e' meglio che uno?
Volontariamente non sono voluto entrare in merito alla complessa e poco chiara giurisprudenza
relativa alla doppia paternità, onore della cronaca di questi ultimi giorni a Trento.
Faccio parte di quella generazione in
cui gli XX e gli XY si dividevano i compiti genetici della procreazione alla quale seguiva la distribuzione naturale
di una madre e di un padre, quando questo fosse conosciuto. Gli studi
universitari, chiaramente di altri tempi, mi hanno permesso, attraverso una
laurea in medicina e chirurgia, di rafforzare questi pilastri concettuali
genetico biologici e di arrivare sino ad oggi con le idee apparentemente ancora
chiare. Ma nella vita c'è sempre da imparare, in una sorta di sfida
intellettuale che presto potrebbe portarci a sovvertire le nostre convinzioni
basate su banalissime ma collaudatissime leggi della natura in contrapposizione
a leggi giurisprudenziali più adatte alle circostanze politico terrene dei
nostri tempi. Resterà da vedere, per chi avrà la fortuna di conoscere gli altri
sette pianeti appena scoperti e simili alla terra, a 39 anni luce da noi, se
anche da loro gli esseri viventi nascono
più o meno come noi o più semplicemente si affidano alla loro legge del momento
soggetta ad un Padreterno locale magari
un pò più emancipato del nostro.
Fabio Barbarossa
Pubblicato su L'Unione Sarda del 4 marzo 2017
mercoledì 22 febbraio 2017
Addio Zia Grazietta
Nell’Aprile del 1916, la Grande Guerra era già in atto e
il suo teatro interessava ormai tutto lo scacchiere mondiale. La Triplice Alleanza
(Regno d’Italia, Impero Austro-Ungarico, Impero di Germania) si affrontava
militarmente con la Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Russia) in un
conflitto sanguinoso e fratricida che avrebbe portato alla morte circa 37
milioni di persone, tra civili e militari. Malgrado tutto in una piccola
comunità della Sardegna Sud Orientale, San Nicolò Gerrei, il primo aprile del
1916 nacque una delle 1.300 anime che la popolavano. Nacque Grazietta Simbula,
che onorevolmente, con una vita dedicata alla famiglia e al lavoro, lì visse
per oltre 100 anni. Visse a cavallo di due guerre con le sofferenze di figlia prima
e di madre poi, che inevitabilmente esponevano le donne di quei periodi. Ho
avuto la fortuna e il privilegio, come suo medico di famiglia, di percorrere
sino a ieri con Lei, gli ultimi 25 anni della sua vita e posso affermare con
certezza che tutto ciò che le ho dato è poca cosa in confronto a quello che da
lei ho preso, in termini di amore, saggezza, voglia di vivere. Ho rivisto stamattina questa Donna meravigliosa. Sono rimasto da solo, in silenzio, vicino a lei
per alcuni minuti e ho visto nel suo volto gelido un sorriso che conoscevo da
tanto tempo. Era un sorriso allegro e amoroso che mi confortava e mi rassicurava sul fatto che la vita è bella e che vale la pena viverla con sentimento e
altruismo e che il Regno dei Cieli era poi esattamente quello che noi cristiani
immaginiamo. Grazie Zia Grazietta. Grazie per l’insegnamento e l’amore che mi
hai voluto concedere.
Fabio Barbarossa
lunedì 30 gennaio 2017
Many lives
Many lives, many tales which overlap
in a vortex of emotions. Tales of any gender, told or lived in first person.
Interesting tales, happy or tragic, which fill in the life of whom lived them,
or simply, as myself, heard them. Being a Doctor means also this. It means to
have the privilege, and often bearing the weight, to live together with the
common people, everyday's folks to understand each other. This means to help
who is in need of, specifically who does not ask for it. Means to love
unconditionally, even when the load of responsibility or the pain and the
emotions shall drive you to escape far away. It means to feel gratified and
happy to receive a gratification with a smile or a bottle of good olive oil. It
means to understand, to be able to explain to whom is in needs of, which ones
are the ways of life. It means to be able of getting emotional over things that
are insignificant for others, but which belong from the deep of others heart.
It means to suffer from others as you would suffer from the loss of your own.
It means to donate what you possess even when you're left with little or
nothing at all. It means to believe in a better future, and sometimes to cope
with someone who lost every hope. It means to live with feelings and
determination to your own life to be aware to leave a memory, a track to follow
for who shall be after. It means to be aware where you put your own feet,
because our own footsteps will be followed by our own kids. It means,
definitely, to live and love with everything that life has on reserve for us,
and with this be thankful to have the privilege and honor of being here.
Always yours, Humbly.
Fabio Barbarossa.
martedì 20 dicembre 2016
Cagliari quando ero ragazzo
Quando ero ragazzo la mia Cagliari era una città vivibile, tranquilla e serena e al massimo correvi il rischio di incontrare un "rivoluzionario" con l'eschimo oppure uno dei tanti sbertiroris, oggi chiamati bulli, che ti chiedevano una sigaretta e che avevano comunque una loro morale e, a modo loro, un senso e un rispetto della giustizia. Mai si sarebbero sognati di scipparti, rapinarti, o passare alla violenza sessuale. Oggi le cronache della nostra Cagliari si sovrappongono a quelle del Bronx di New York o di qualunque altra città di confine. Non si può, e non si deve, lasciare la nostra terra in queste condizioni. Abbiamo l'obbligo morale e materiare di intervenire per ridare alla nostra città la dignità e la bellezza che l'hanno sempre contraddistinta, e quando le autorità politiche latitano in questo senso e le povere e coraggiose forze dell'ordine non ce la fanno più, il nostro dovere di cittadini e' quello di contribuire in tutti i modi affinché i nostri figli, le nostre madri, le nostre donne possano ancora circolare liberamente e senza correre il rischio di subire violenza o, come minimo, mancanza di rispetto.
Fabio Barbarossa
Pubblicato su L'Unione Sarda del 18 dicembre 2016
giovedì 15 dicembre 2016
Bleve stolia di un dlamma Italo - Cinese a lieto fine

Qualche giorno fa, in visita domiciliare, mi sfugge il cellulare di mano e, secondo la legge di Murphy "se qualcosa potrà andar male, lo farà", si è frantumato con la fatidica ragnatela sul display. Intervengo subito con un tentativo di rianimazione. Niente da fare.
LO STIAMO PERDENDO, LO STIAMO PERDENDO!
Sotto gli occhi atterriti dei presenti il cellulare lampeggia i suoi ultimi istanti di vita e poi si spegne definitivamente. Sono momenti brutti, che non si augurano a nessuno. La rabbia lascia spazio alla commozione. Ringrazio per la solidarietà e lascio in silenzio quella casa.
La sera stessa cerco la migliore clinica per telefoni. Se lo merita. Ha sempre fatto egregiamente il suo lavoro.
- Buongiorno, si può riparare?
Mostro la salma telefonica al Supertecnico, il quale, dopo aver fatto tutta la sua sfilata di smorfie facciali, risponde:
- E molto difficile. Ci vorrà molto tempo, forse un mese e il costo e' elevato. Oltre cento euro. Le conviene comprarlo nuovo. Con quel tanto ne compra uno migliore.
Cialtrone, penso. C'ero affezionato, ma tu non puoi capire.
Mentre rientravo a casa con la tristezza nel cuore e nel display, l'incontro con la sorte.
- Ciao zio! Perché sei triste?
Abbozzo un sorriso e mostro il cadavere, ormai freddo.
- Tranquillo zio. C'è un Cinese che ripara i cellulari. Si trova a Cagliari in via Taldeitali.
- Grazie Marco. Domani ci provo. Grazie. Ho poche speranze. Comunque grazie.
Il giorno dopo, seguendo le istruzioni di mio nipote, varco la porta del Cinese. Davanti a me un ragazzino con regolamentari capelli a spazzola e, come disse un mio paziente, occhi alla mandorla.
- Buon giorno
- Buon giolno
- Si può rianimare? Sono un medico, mi serve per lavoro e ci tengo molto.
Senza nessun segno di reazione emotiva, guarda il cadavere, lo rigira e sentenzia.
- Aspettale. Gualdo se c'è licambio.
Dopo qualche minuto, che per me sono stati momenti interminabili, ecco che ricompare.
- Tornalle tla un'oletta!
- Scusa. Non ho capito.
Un po' seccato e con stizza ripete.
- Tu tolna tla un'ola.
Incredulo, ma fiducioso, saluto ed esco.
Dopo un ola, scusate un ora, all'accettazione una giovane cinese che addentava un panino più grande di lei mi guarda e chiede:
- Plego...
- Scusa, devo ritirare un telefono.
Mi aspettavo una risposta tipo: "il suo cellulale e' molto. Lo abbiamo clemato!".
Invece:
- E' questo?
- Siiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!
- sessantacinque euli. Aspetta. Ecco fattula.
- Grazie. Grazie. Grazie.
Abbraccio il mio vecchio telefono e insieme a lui facciamo un giro dei contatti.
Ci sono tutti.
Saluto ed esco.
Dio esiste. La Cina pure. Grazie a tutt'e due.
Fabio Barba lossa.
lunedì 28 novembre 2016
Buddusò. I migranti e gli attentati
Non voglio e non posso entrare nella logica di chi usa la
violenza per dimostrare il suo dissenso verso un fatto o una cosa. Però,
onestamente, per entrare in merito all’attentato dei giorni scorsi
nell’Agriturismo di Buddusò , occorre conoscere la realtà dei fatti, la
psicologia di chi li ha commessi e il contesto in cui questi sono avvenuti. Non
tener conto di queste circostanze vuol dire solo vedere il fatto da una
angolatura parziale e insufficiente. La Sardegna, la nostra terra, sta vivendo
un dramma esistenziale, antico e ricorrente, che la sta portando verso un
baratro da dove sarà difficile sfuggire senza danni diretti e collaterali.
Nessuno si erga a giudice senza prima essersi fatto umilmente un esame di
coscienza e senza aver trovato soluzioni alternative e condivisibili, soprattutto se si trova alla guida politica
della Regione.
Fabio
Barbarossa
Pubblicato ne L'Unione Sarda del 25 Novembre 2016
lunedì 14 novembre 2016
Erano 300
Si racconta di trecento Sindaci della Sardegna che in un
dì di novembre 2016, si riunirono per tenere a bada il Re di Sardegna, Pigliaru
I, che da anni ostacolava il loro cammino verso la libertà e l'indipendenza. Si
racconta di trecento illusi che a Cagliari, attraverso lo stretto di via Roma,
cercarono di contrastare l'avanzata dell'esercito renziano e dei suoi sgherri.
Ma davanti a loro non trovarono un governante, bensì un inserviente che a loro
poté contrapporre solo chiacchiere e distintivo. Mancò, in quel frangente, un
eroe che potesse sacrificare la sua vita e quella del suo esercito per il
Popolo ormai allo stremo. Mancò un Leonida di cui la nostra terra e' priva
ormai da tanto, troppo tempo.
Fabio Barbarossa
Pubblicato Unione Sarda 18 novembre 2016
Pubblicato Unione Sarda 18 novembre 2016
Stelle e Strisce
Ci risiamo. La politica italiana,
in particolare quella estera, risente di antichi e inadeguati pregiudizi, dove
le considerazioni in certi casi dilettantistiche e basate molto sulla forma e poco sulla
sostanza, ci portano a fare errori di
valutazione e a puntare ingenuamente sul cavallo sbagliato. Ecco quindi che
mentre quasi tutto il mondo politico italiano di sinistra e gran parte di
quello europeo, con il sostegno della maggioranza dei mezzi di informazione
asserviti al potere, sostengono la verginità acquisita di Hillary Clinton e
demonizzano la figura di Donald Trump quale nuovo mostro del firmamento
terrestre, anche in barba alle ormai presuntuose quanto inutili proiezioni
demoscopiche internazionali, quest’ultimo vince le elezioni a larga maggioranza
e con il consenso di gran parte del
popolo americano. Come al solito i
governanti italiani vedono le Stelle negli occhi degli altri e non si accorgono
delle Strisce in cui si trova il nostro didietro.
Viva l’Italia
Fabio Barbarossa
Pubblicata su L'Unione Sarda del 12 novembre 2016
giovedì 29 settembre 2016
Una professione...comoda
La
professione di medico di famiglia, come in tante altre professioni, può esporre
ad incerti del mestiere che in casi estremi possono arrivare a dei veri e
propri infortuni sul lavoro. Nella mia lunga e complessa carriera posso pertanto
annoverare fatti che mi hanno scosso profondamente, qualche volta lasciando
sulla mia pelle vere e proprie ferite lacero contuse, ad esempio in occasione
di tragicomiche cadute dalle scale in visita domiciliare, morsi di cani che a
torto o a ragione mi consideravano alla stessa stregua del postino come un
nemico da abbattere, morsi di oche o tacchini, prevalentemente in periodi
natalizi in quanto si sentivano minacciati dalla mia figura imponente e quasi
sempre affamata. Ma l’infortunio più insidioso, e quello che maggiormente
lascia cicatrici indelebili, è quello psicologico. Può succedere infatti, come avvenuto poco fa,
di recarsi a casa di una paziente anziana e gravemente inabile e di trovarla
seduta nel mezzo di una stanza comodamente in quello che a ragione viene
chiamata comoda, cioè una sedia water pieghevole regolabile in altezza per i
bisogni corporali. Li per li non ci ho fatto caso, poi, vuoi per l’odore
propiziatorio che per gli avvertimenti delle persone presenti, dopo aver
salutato velocemente l’ammalata, mi sono spostato in una stanza, diciamo, più
luminosa. In questa sono stato raggiunto da una figlia della signora alla quale
ho domandato alcune informazioni di salute.
La
domanda più opportuna mi è sembrata:
-
Sua madre va
bene di corpo? (domanda superflua).
- Certo Dottore!
Da quando le ho inserito la zucchina, la carota e l’olio…
Come
sta succedendo a voi in questo preciso istante, le mie perplessità hanno
superato tutti i limiti imposti da una sana e decente professionalità.
Cercando
di non precipitare nella facile ironia, ma mantenendo un contegno che si
richiede ad un professionista serio come me, ho risposto:
-
Dove?
-
Nell’alimentazione…
-
Ahhh….bene, meno male.
Dopo
essermi ripreso, cercando di mantenere un contegno degno della mia figura, ho
continuato la mia costruttiva conversazione.
Dall’altra
stanza, con voce ferma e determinata, la paziente mi rendeva edotto del fatto
che presentava un prurito e un bruciore nelle parti in funzione.
Sul
momento mi è venuto in mente di chiedere alla figlia se alla zucchina avesse
tolto la parte spinosa, ma poi, con grande professionalità, ho terminato la
visita senza proferir parola e mi sono accomiatato da quella casa.
Dottor
Fabio Barbarossa
Storie
di vita vissuta
mercoledì 28 settembre 2016
Un aiutino
PROLOGO- Permesso?
- Avanti!
- Buongiorno Dottor Barbarossa
- Buongiorno Dottoressa. Come sta?
- Bene, grazie, Dottore.
- Si metta comoda.
- Grazie. Con piacere. Sono venuta a presentarle un nuovo farmaco. Si chiama Duragra. Ne ha sentito parlare? Un farmaco rivoluzionario.
- Bene. Ne avevamo bisogno. Di cosa si tratta?
- Dottore, un farmaco che rivoluzionerà la vita di relazione della coppia. Un farmaco che ridarà fiducia agli uomini sulle loro capacità sessuali assopite, o morte e sepolte (lo dice con un sorriso sfoderando, una dentatura impeccabile), e alle donne che ritroveranno, attraverso questo, quella piccola parte ormai estinta del loro partner.
- Eccezionale. Insomma, mi sta dicendo che anche gli uomini avviati verso il tramonto inoltrato della loro vita sessuale rivivranno una nuova alba ricca di luce e soddisfazioni?
- Si, Dottor Barbarossa. Ho il piacere, mio e del Capo Area dell’Azienda che rappresento, di confermarglielo.
- Ci sono già studi e sperimentazioni al riguardo?
- Certo. C’è stata una lunga sperimentazione sugli animali e pare che sul mulo abbia sortito un effetto degno di nota. Non sto qui a dirle il tempo di durata dell’erezione e la dimensione raggiunta.
- Capisco. Anche se ritengo che sui muli l’Azienda Farmaceutica giocava facile.
- Si Dottore. Ha avuto ottimi risultati anche sui maiali.
- Ritengo che questi ultimi siano più attendibili in quanto più vicini alla razza umana.
- Ha ragione Dottore. A parte qualche piccola eccezione.
- Bene. La ringrazio. Mi illustri il funzionamento del farmaco.
Un anno dopo.
- Buongiorno Dottor Barbarossa.
- Buongiorno a Lei, Dottoressa.
- Allora, cosa mi dice del farmaco Duragra?
- Forse qualcuno l’ho prescritto. Ma non ho avuto riscontro.
- Infatti Dottore. Volevo proprio dirle che in questa zona la vendita del Duragra non ha avuto grande successo. Non riusciamo a capire il perché.
- Se mi permette, Dottoressa, lavorando in questa zona da tantissimi anni, provo a darle qualche plausibile spiegazione. Qui, dal tempo dei nuraghi, si usano rimedi naturali e di facile reperibilità. In genere sono prodotti di origine vegetale o di derivazione casearia.
- Dottore, mi può fare un esempio?
- Certo. Il sedano, per esempio. I ravanelli, ma solo quelli piccanti. Su casumarzu, di derivazione casearia.
- Mi scusi Dottore. Su Casu…cosa?
- Ha ragione. Le chiedo scusa. Si tratta di formaggio adulterato e con la presenza di piccoli vermetti che saltellano in tutte le direzioni.
- Mamma mia! Dottore. Lei l’ha mangiato?
- Certo Dottoressa. Tutti i sabati mattina, prima di intraprendere un sano e gratificante rapporto sessuale.
- E, mi scusi, Il Duragra l’ha utilizzato?
- No, ma il campione in oggetto mi ha riferito di averlo usato come sedativo.
- Grazie Dottore. Credo che passerò a trovarla più raramente.
- Certo Dottoressa. Capisco.
- Arrivederla Dottore.
- Arrivederla Dottoressa.
Caso Clinico N° 1
- Buongiorno Dottore
- Buongiorno Signor Puliga.
- Scusi se mi permetto. Sono estremamente imbarazzato. Dovrei chiederle una cosa.
- Non si preoccupi. Capita a tutti. Spero non sia un fatto grave.
- No… Si… Insomma forse. Non lo so.
- Signor Puliga, si rilassi e me ne parli con calma. Abbiamo tutto il tempo che vuole.
- Grazie Dottore. Lei è una persona che capisce.
- Benissimo. Vada avanti.
- Dottore, ho sentito parlare di un nuovo farmaco. Un farmaco che si usa in certe occasioni…
- Non capisco. Che farmaco? Quali occasioni?
- Dottore, una pillola che si prende quando non si può…insomma…quando non si ha…
- Mi scusi. Non si può…non si ha…che cosa?
- Non so come spiegarlo. Non si può andare con una donna…
- Andare dove?
Quando mi rendo conto che il Signor Puliga comincia ad innervosirsi, vado in suo soccorso.
- Signor Puliga. Si fermi. Forse ho capito. Ha problemi di erezione.
- No, Dottore. Non so cosa sia questa riezione. E’ che con mia moglie non funziona più. Ho provato col sedano, con i ravanelli, con le lumache. Persino con 300 grammi di casumarzu. Niente.
- Aspetti, Signor Puliga. Forse ho la soluzione al suo problema. Eccole qua. Sono delle pillole azzurre. Si chiamano Duragra. Basta prenderne una un ora prima del rapporto e sia lei che sua moglie sarete di nuovo una coppia felice.
- Grazie Dottore. Speriamo. Ci conto. Grazie di nuovo. Le farò sapere.
Dopo circa una settimana, la Signora Fais Puliga, dopo regolamentare fila in sala d’attesa, è davanti a me.
E’ imbarazzatissima ed allo stesso tempo denota un certo fastidio e contrarietà.
- Buongiorno Signora Fais. Cosa posso fare per Lei?
- Non so Dottore se mi può aiutare. Mio marito in quest’ultima settimana è cambiato. Mi assale continuamente e cerca di congiungersi carnalmente con me. Come fosse indemoniato. A tutte le ore. Inoltre, non so come spiegarglielo, ha uno strano colore viola della faccia e gode di ottima salute. Intendo quella del suo coso che non aveva neanche quando eravamo ragazzini.
- Capisco…
- Volevo solo chiederle se recentemente, per caso, gli ha dato qualche medicina…
- Beh si. Su sua richiesta stiamo sperimentando un nuovo farmaco. Si chiama Duragra. Pensavo gliene avesse parlato.
- Ecco, l’avevo capito. Ne ha il comodino pieno. Ne prende tante. Mi ha detto che sono per il cuore.
- Capisco…
- Dottore. Me la fa una cortesia? Una grande cortesia.
- Certo Signora Fais. Mi dica.
- Non gli dia più questo Duragra. Io ormai sono anziana e, come lei sa, ho l’artrosi dello scheletro e l’osteoporosi delle ossa e ho paura che mio marito mi fratturi.
- Va bene Signora. Farò come dice lei.
- Grazie Dottore. Buona sera.
- Arrivederla, Signora Fais.
- Avanti un altro….
Dottor Fabio Barbarossa
Medico di Campagna
Storie parzialmente reali di vita vissuta.
Prossimamente nuovi casi clinici di insufficienza erettile.
giovedì 15 settembre 2016
LA SCORTA
Molti anni fa chi si accingeva a
far carriera politica, magari per passione o animato da spirito altruistico e
capacità innovativa, lo faceva a contatto con il popolo.
Gli incontri con la
gente avvenivano semplicemente recandosi dove la gente dimorava, lavorava o
meno, gioiva o piangeva, o dove più semplicemente
invecchiava e moriva.
In caso poi di coronamento della
elezione, o con un incarico anche piccolo di governo, il contatto poteva essere
fonte di grande soddisfazione e riconoscimento di una strategia vincente per il
territorio stesso.
Il tanto agognato bagno di folla con gente festante era per
il politico un riconoscimento popolare alle sue tante fatiche, privazioni,
abnegazioni.
Spesso il tutto si concludeva con
un confronto, propositivo o meno, ed il sempre gradito pranzo, o cena a seconda
dell’ora, in cui il popolo ed il suo rappresentante socializzavano, magari davanti
ad un buon bicchiere di vino e quattro battute allegre a questo conseguenti.
L’unico accompagnatore del politico poteva essere il suo autista,
necessariamente astemio, e qualche familiare orgoglioso di accompagnare il suo
congiunto.
Ma, come succede sempre più
spesso in questi ultimi anni, tutto
cambia e non necessariamente in meglio.
Il popolo fa paura e quel bagno
di folla che prima allietava e gratificava il politico è diventato motivo di
panico e da cui proteggersi. Sarà per questo che sempre più spesso la visita di
un politico sul suo territorio, a qualunque livello, viene preceduta dalle
forze dell’ordine di ogni qualità e grado che si organizzano con divise e
atteggiamento antisommossa, militarizzando per il tempo necessario il
territorio, mantenendo sempre più le distanze tra il popolo e i suoi bisogni,
qualche volta con l’intermezzo di qualche benefica e provvidenziale randellata
sulla testa.
È sempre più evidente il
trasporto del politico su auto blindata con scorta da fare invidia ad Obama, e
tragitti sempre più segreti in entrata e ancor di più in uscita da qualche
sede, chiaramente insonorizzata per non far sentire alla guida politica il rumore di ossa rotte del popolo.
Ho sempre pensato che in
qualunque incarico, o ruolo sociale, fosse la coscienza a determinare le
reazioni di chi è destinatario di quel ruolo.
Se il popolo è soddisfatto il
bagno di folla è proverbiale e il vino in allegria scorre a fiumi.
Se invece il
popolo è insoddisfatto è giusto che protesti e la protesta, chiaramente civile,
non può essere zittita con fughe dal luogo a sirena spiegata ne tanto meno a
colpi di randello sulla testa o sulla faccia.
Fabio Barbarossa
Pubblicato su L'Unione Sarda del 18 settembre 2016
Pubblicato su L'Unione Sarda del 18 settembre 2016
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