Partimmo dall'essere abitanti di questa Galassia, poi, col crescere del nostro piccolo cervello
primordiale, diventammo umani. La stazione eretta e qualche neurone in più ci
fecero diventare homo sapiens e con grande presunzione ci arrogammo il diritto
di governare questo globo terracqueo che chiamammo Terra. Per questo ci
definimmo terrestri. Da allora, utilizzando la nostra intelligenza emotiva e
genetica, ci siamo differenziati per razza,
colore e appartenenza spirituale. Utilizzando poi la più comune caratteristica
della razza umana, la stupidità, ci siamo uniti, poi divisi, poi uniti e poi
divisi ancora. Ci siamo combattuti in guerre fratricide e ci siamo poi uniti in appartenenze di comodo sino ai
nostri giorni, convinti di esserci evoluti solo perché possiamo comunicare con
le stelle e con l'universo. In effetti stiamo regredendo e l'umanità è in piena
crisi confusionale. Tra poco l'Intelligenza Artificiale avrà il sopravento su
di noi e ci caccerà via da questa terra con un bel calcio meccanico nel nostro di
dietro, come parassiti indesiderati, e la politica internazionale ne sarà la
catalizzatrice.venerdì 26 gennaio 2018
Tutti partimmo, e morimmo, a stento
Partimmo dall'essere abitanti di questa Galassia, poi, col crescere del nostro piccolo cervello
primordiale, diventammo umani. La stazione eretta e qualche neurone in più ci
fecero diventare homo sapiens e con grande presunzione ci arrogammo il diritto
di governare questo globo terracqueo che chiamammo Terra. Per questo ci
definimmo terrestri. Da allora, utilizzando la nostra intelligenza emotiva e
genetica, ci siamo differenziati per razza,
colore e appartenenza spirituale. Utilizzando poi la più comune caratteristica
della razza umana, la stupidità, ci siamo uniti, poi divisi, poi uniti e poi
divisi ancora. Ci siamo combattuti in guerre fratricide e ci siamo poi uniti in appartenenze di comodo sino ai
nostri giorni, convinti di esserci evoluti solo perché possiamo comunicare con
le stelle e con l'universo. In effetti stiamo regredendo e l'umanità è in piena
crisi confusionale. Tra poco l'Intelligenza Artificiale avrà il sopravento su
di noi e ci caccerà via da questa terra con un bel calcio meccanico nel nostro di
dietro, come parassiti indesiderati, e la politica internazionale ne sarà la
catalizzatrice.giovedì 16 novembre 2017
Ritorno a casa
Sono le 20.00. Arrivo solo ora casa. Da quando esercito la professione di medico, più o meno 35 anni, è una delle tante giornate. Partenza all'alba e il solito viaggio di circa un'ora tra valli e colline della mia terra. Spesso il viaggio è un momento di relax. Penso al lavoro, cerco di risolvere qualche problema dei miei clienti, ricevo e faccio telefonate, chiaramente col vivavoce della mia auto. Ascolto la radio e qualche volta intervengo in diretta quando gli argomenti suscitano il mio interesse. Quando poi inizia il mio lavoro, che sia in ambulatorio o in visita domiciliare, è come entrare in un teatro dove sei coattore in innumerevoli scene, alcune volte drammatiche, altre comiche, altre ancora tragicomiche. Non sai mai quale sarà il tuo copione, a meno che questo non sia stato già scritto nel tempo. Diversamente dal teatro, in queste scene non ci sono gli spettatori. È una recita a due, qualche volta a tre, che avviene tra quattro mura e che può concludersi in quella o in altre sedi, magari a puntate come negli sceneggiati televisivi. Come in tutte le pièces teatrali può capitare di commuoversi, di piangere o di ridere, a seconda delle scene o del contesto. Ma tutto deve avvenire nel rispetto reciproco e di tutto ciò che è umanamente accettabile. Si deve parlare, ma è più importante saper ascoltare. Devi essere umile e rispettoso. Devi saper aprire il tuo cuore e spesso le tue braccia, affinché chi si rivolge a te si senta al sicuro, capito e protetto. Prima ancora che medico devi essere uomo. Padre, figlio, fratello, amico non ha importanza. Ciò che conta e' concludere la giornata con la coscienza a posto e con quel minimo di serenità che ti faccia sentire importante e partecipe della vita e del tempo che fugge. Tutto questo da la carica per poter affrontare un altro giorno con orgoglio, grinta, forza, ma soprattutto amore.
Fabio Barbarossa
mercoledì 8 novembre 2017
Viva l'Italia
Nel discorso
inaugurale del suo insediamento, il Presidente degli USA, John F.
Kennedy, il 20 gennaio 1961, tra le altre cose disse: “non chiedete
cosa il Vostro Paese può fare per Voi, chiedete cosa Voi potete fare
per il Vostro Paese”. Dopo tanti anni queste parole sono ancora
scolpite nella pietra a imperitura memoria per tutta l'Umanità.
Continuiamo a chiederci cosa l'Italia, cosa la politica possano fare
per noi e, in una sorta di delega in bianco, affidiamo casualmente ad altri ciò
che ci riguarda e spesso ci compete. L'Italia siamo noi. La politica,
dal greco Politike, è l'arte che attiene alla Città-Stato. Per
intenderci, è la Tecnica di Governo della Società. Deleghiamo altri
a decidere della nostra vita e di quella dei nostri figli, dimenticando che
spesso siamo noi gli artefici del nostro destino e che nella scelta
di chi ci governa, e di chi ci governerà, sta il segreto del nostro benessere. Pertanto, nel prossimo futuro, quello politico e
patriottico, non chiediamoci più cosa l'Italia e la politica possano
fare per noi. Chiediamoci piuttosto cosa noi possiamo fare affinché
dalla nostra partecipazione possa scaturire tutto ciò che potrà
ridare, alla nostra Patria e alle nostre Genti, quell'orgoglio di
appartenenza che ci è stato tramandato sino ad oggi dai nostri Magnifici Avi.
Fabio Barbarossa
lunedì 6 novembre 2017
Il Destino
In definitiva:
- Cosa siamo?
- Qual è il nostro ruolo?
- Qual è il nostro contributo alla società, alla famiglia, alla nostra stessa vita?
- Cosa rimarrà di noi?
- Quali tracce lasceremo e soprattutto chi le seguirà?
Siamo stati buoni figli? Buoni genitori? Buoni cittadini?
Che un infarto del miocardio od un ictus cerebrale si presentino con una percentuale ( x ) ci può anche andar bene su base statistica, altrettanto non ci va bene se la stessa si vede su base individuale dove spesso chi contrae la malattia aveva un regime ed uno stile di vita decisamente migliore di chi invece aveva tutti i fattori di rischio.
La stessa cosa vale per l'infortunistica stradale e per tantissimi altri fatti.
In definitiva, alle domande iniziali non c'è una risposta univoca, ma una serie di risposte che sono il risultato di fatti casuali più o meno fortuiti.
Ciò comunque non vuol dire che la nostra vita non debba avere un senso.
Al contrario, attaccarsi e partecipare alla propria vita e’ il miglior modo per combattere una sorte nemica e ancor più spesso maligna.
Fabio Barbarossa
22 ottobre 2017
- Cosa siamo?
- Qual è il nostro ruolo?
- Qual è il nostro contributo alla società, alla famiglia, alla nostra stessa vita?
- Cosa rimarrà di noi?
- Quali tracce lasceremo e soprattutto chi le seguirà?
Siamo stati buoni figli? Buoni genitori? Buoni cittadini?
A queste domande potrebbero esserci innumerevoli risposte e tutte quante legate alla nostra cultura, alla nostra esperienza, alla nostra vita.
Ma spesso la risposta e' solo una: la casualità.
La definizione di casualità e' tutto ciò che avviene non voluto o programmato e che non è controllabile dalla nostra volontà in quanto imprevedibile.
Si sono scritti fiumi d'inchiostro sul concetto di caso e i migliori filosofi, recenti e passati, si sono arenati nella sua stessa definizione.
Il caso e' un avvenimento che si verifica senza una causa definita o identificabile, oppure ad ogni accadimento corrisponde una precisa causa.
Per questo l'uomo moderno ha inventato una scienza, solo in apparenza esatta: La Statistica.
La definizione di statistica e' che questa sia una disciplina che ha come fine lo studio quantitativo e qualitativo di un fenomeno, in caso di non conoscenza di questo o di parte di esso.
Quindi tutto ciò che succede nella nostra vita, data la condizione in cui questa spesso avviene, si può riferire ad un fatto casuale? E che l'unico riferimento accettabile sia quello statistico?
Tante volte mi viene da pensare che sia proprio così. E non solo nella mia vita privata.
Nella mia esperienza personale di medico il concetto di casualità e' insito nella stessa medicina e nella sua stessa definizione di scienza non esatta, dove la casualità viene sempre più spesso rappresentata dalla statistica sanitaria.
Se si chiama “arte medica” ci sarà pure un motivo. Il medico infatti e' un semplice artista con tutti i suoi limiti e difetti.Che un infarto del miocardio od un ictus cerebrale si presentino con una percentuale ( x ) ci può anche andar bene su base statistica, altrettanto non ci va bene se la stessa si vede su base individuale dove spesso chi contrae la malattia aveva un regime ed uno stile di vita decisamente migliore di chi invece aveva tutti i fattori di rischio.
La stessa cosa vale per l'infortunistica stradale e per tantissimi altri fatti.
In definitiva, alle domande iniziali non c'è una risposta univoca, ma una serie di risposte che sono il risultato di fatti casuali più o meno fortuiti.
Ciò comunque non vuol dire che la nostra vita non debba avere un senso.
Al contrario, attaccarsi e partecipare alla propria vita e’ il miglior modo per combattere una sorte nemica e ancor più spesso maligna.
Fabio Barbarossa
22 ottobre 2017
domenica 5 novembre 2017
Small part of our heart
Quanto difficile e ingiusta può essere la nostra vita. Malgrado tutto, dentro di noi, in una piccola parte del nostro cuore, c'è un piccolo spazio in cui ci rifugiamo alla ricerca di un ristoro dell’anima e di un equilibrio che spesso perdiamo. In questo piccolo spazio è presente un grande universo di amore e amicizia che ci ridanno la voglia di vivere e di affrontare tutto ciò che la vita ci prospetta. È proprio in quest’ottica che vorrei augurarvi una buona giornata. Vi abbraccio tutti. Fabio Barbarossa
venerdì 3 novembre 2017
E' successo a Cagliari
È successo ieri sera a Cagliari.
Mentre alle 20 circa percorrevo sovrappensiero via Sassari, incrocio
un distinto signore con i cappelli bianchi e in compagnia di una
signora. Lo guardo passare, poi l'illuminazione:
Il distinto signore si gira e mi guarda con un sorriso.
- Si, sono io
Il Professore mi sorride divertito e dice alla sua signora:
- Sicuramente gli ho dato un bel voto.
- Professore, lo sa che lei è vivo per merito mio?
- Davvero? – risponde stupito.
Perché?
Lo stesso stupore contagia anche la sua signora.
- Tantissimi anni fa, dopo lunga e sofferta interrogazione in farmacologia, lei mi sconsigliò di accettare il voto perché sarebbe stato molto basso e mi avrebbe abbassato la media. Mi propose di presentarmi il mese successivo per risostenere l'esame preparando solo un argomento a mia scelta. Accettai la sua proposta.
Il professore mi guarda con curiosità e mi invita a continuare.
- Due giorni prima dell'esame, mentre di notte ascoltavo la radio regionale, la tragica notizia: “ancora vane le ricerche del noto farmacologo Gian Luigi Gessa, disperso nel golfo di Cagliari in una escursione col suo Windsurf “. Il sangue mi si gelo’ nelle vene. Come avrei potuto dire al suo vice, Professor Tagliamonte, che lei mi aveva promesso di farmi una domanda a piacere? Non ci avrebbe mai creduto. E allora mi misi a pregare per tutta la notte affinché l'esercito di marinai la ritrovasse. E grazie a Dio, in mattinata arrivò la notizia che lei venne ritrovato, stanco, intirizzito, ma VIVO!
- Ti ricordi, Gian Luigi? Ti ritrovarono vicino a Pula.
Il distinto signore si gira e mi guarda con un sorriso.
- Si, sono io
- Che piacere incontrarla.
Tantissimi anni fa sono stato suo discepolo e di questo sono
onorato.
Il Professore mi sorride divertito e dice alla sua signora:
- Sicuramente gli ho dato un bel voto.
- Professore, lo sa che lei è vivo per merito mio?
- Davvero? – risponde stupito.
Perché?
Lo stesso stupore contagia anche la sua signora.
- Tantissimi anni fa, dopo lunga e sofferta interrogazione in farmacologia, lei mi sconsigliò di accettare il voto perché sarebbe stato molto basso e mi avrebbe abbassato la media. Mi propose di presentarmi il mese successivo per risostenere l'esame preparando solo un argomento a mia scelta. Accettai la sua proposta.
Il professore mi guarda con curiosità e mi invita a continuare.
- Due giorni prima dell'esame, mentre di notte ascoltavo la radio regionale, la tragica notizia: “ancora vane le ricerche del noto farmacologo Gian Luigi Gessa, disperso nel golfo di Cagliari in una escursione col suo Windsurf “. Il sangue mi si gelo’ nelle vene. Come avrei potuto dire al suo vice, Professor Tagliamonte, che lei mi aveva promesso di farmi una domanda a piacere? Non ci avrebbe mai creduto. E allora mi misi a pregare per tutta la notte affinché l'esercito di marinai la ritrovasse. E grazie a Dio, in mattinata arrivò la notizia che lei venne ritrovato, stanco, intirizzito, ma VIVO!
Il Professor Gessa e la sua signora
erano sinceramente divertiti.
- Ti ricordi, Gian Luigi? Ti ritrovarono vicino a Pula.
Dopo aver riso insieme e dopo aver manifestato il mio orgoglio per
averlo avuto come docente, mi sono presentato con nome e cognome e ci
siamo salutati con una calorosa stretta di mano.
Grazie Professore. È un onore averla incontrata.
Grazie Professore. È un onore averla incontrata.
mercoledì 18 ottobre 2017
L'Italia va a fondo nel mare dell'indifferenza.
Quando tutto sarà finito, molti
tireranno un sospiro di sollievo, altri diranno “ io l'avevo detto“, altri ancora saranno talmente annichiliti da non rendersene
conto.
Povera Italia.
Quanto ci hai voluto bene. Quanto hai sacrificato te stessa per darci una casa e un futuro nobile e dignitoso. Quanto sangue e' stato versato in tuo nome da chi ti ha amata più di ogni altra cosa al mondo. Il mare che ti circonda, che ti diede la vita e che sempre ti aveva protetta, e' diventato il tuo nemico, il tuo calvario, la tua tomba. E tutto questo nell'indifferenza degli uomini, o presunti tali, che nel tempo ti hanno negato persino l'onore e il decoro di piangere con dignità. Che cosa sei diventata, amata terra mia? Chi asciugherà le tue lacrime? Chi allevierà il tuo dolore? Chi tenderà la mano per farti risalire la tragica china? Chi ti vorrà nel cuore, protetta e amata come una vecchia Madre?
Io ci sarò sempre, Madre Patria mia,
e finché scorrerà sangue italico nelle mie vene, non ti lascerò mai sola e farò per te quello che i miei avi fecero prima di me:
quando tu vorrai, consegnerò la mia vita tra le braccia della tua Terra.
Povera Italia.
Quanto ci hai voluto bene. Quanto hai sacrificato te stessa per darci una casa e un futuro nobile e dignitoso. Quanto sangue e' stato versato in tuo nome da chi ti ha amata più di ogni altra cosa al mondo. Il mare che ti circonda, che ti diede la vita e che sempre ti aveva protetta, e' diventato il tuo nemico, il tuo calvario, la tua tomba. E tutto questo nell'indifferenza degli uomini, o presunti tali, che nel tempo ti hanno negato persino l'onore e il decoro di piangere con dignità. Che cosa sei diventata, amata terra mia? Chi asciugherà le tue lacrime? Chi allevierà il tuo dolore? Chi tenderà la mano per farti risalire la tragica china? Chi ti vorrà nel cuore, protetta e amata come una vecchia Madre?
Io ci sarò sempre, Madre Patria mia,
e finché scorrerà sangue italico nelle mie vene, non ti lascerò mai sola e farò per te quello che i miei avi fecero prima di me:
quando tu vorrai, consegnerò la mia vita tra le braccia della tua Terra.
Fabio Barbarossa
venerdì 29 settembre 2017
buonanotte
Quando il Sole
☀va a dormire, e la Luna
🌜 è ancora in cielo,
quando il tempo scorre lento, rallentando il tuo pensiero,
quando il giorno va a finire, alleviando le tue ire,
solo allora sei contento che la notte sia in procinto,
di portarti, piano piano, nel tuo mondo prediletto,
sul cuscino, sopra il letto.
quando il tempo scorre lento, rallentando il tuo pensiero,
quando il giorno va a finire, alleviando le tue ire,
solo allora sei contento che la notte sia in procinto,
di portarti, piano piano, nel tuo mondo prediletto,
sul cuscino, sopra il letto.
Fabio Barbarossa
E' in gioco la nostra salute
Tempo fa nella nostra bella Italia
bastava affacciarsi alla finestra, o fare una passeggiata in un parco, per
godere dello spettacolo della natura e di questa sentirne aromi e profumi.
L'inquinamento era prerogativa eccezionale solo di certe zone ed era legato
all'incuria dell'uomo, non certo per colpa della natura. Sempre più spesso
l'eccezione sta diventando la regola e può capitare che anche città
metropolitane come Cagliari e dintorni
siano quotidianamente sotto assedio ambientale a causa di incendi dolosi
reiterati o da parte di industrie confinanti che prediligono il lucro piuttosto
che la salute e il benessere popolare. È di questi giorni l'incendio di una
discarica a cielo aperto della zona di Molentagius a Quartu Sant'Elena, come
sono di questi giorni gli incendi nei vari campi nomadi finalizzati al recupero
e vendita di metalli dalla combustione di pneumatici e plastiche varie. Tutto
ciò ha comportato persino l’ordinanza di
chiusura di alcune scuole e il consiglio alla popolazione di barricarsi
dentro casa per la presenza di elementi tossici nell'aria, soprattutto della
famigerata diossina. Per combattere tutto questo ci sono le autorità preposte
che anche senza mezzi fanno quello che possono. Ma non basta il loro
intervento. Occorre la denuncia pubblica. Occorre la denuncia del singolo, come
ho fatto io i giorni scorsi, chiamando i Carabinieri e i Vigili del Fuoco per
una colonna di fumo nero e tossico che si elevava da un campo nomadi sulla SS
387, ma soprattutto la denuncia della comunità nel suo insieme. Il singolo
cittadino può anche essere neutralizzato con inadempienze politiche e/o
burocratiche, il popolo NO! In ogni momento il popolo può fare ricorso ai suoi
diritti e pretenderne l'osservanza da parte delle autorità di ogni genere e
grado, specialmente quando sono in gioco la salute e la libertà nostra e dei nostri figli. Pertanto, senza
alcuna paura, per i nostri figli, vigiliamo e denunciamo
tutto ciò che non va e potremmo di nuovo sperare in una passeggiata all'aria
aperta, magari tenuti per mano con i nostri figli o nipoti e senza dover per questo rischiare la
nostra vita e quella dei nostri cari.
Fabio Barbarossa.
Pubblicato AD MAIORA MEDIA del 28 settembre 2017
mercoledì 13 settembre 2017
La tovaglia
Malgrado tutto, il secolo scorso, sin dal
suo esordio, non fu un secolo tranquillo. Ben due guerre mondiali si
avvicendarono mettendo a dura prova gran parte della popolazione mondiale e imponendo a questa ogni tipo di privazione fisica
e spesso affettiva. Coloro che sopravvissero rimasero marchiati per sempre da
questo dramma e dovettero modificare, loro malgrado, la loro stessa vita. Nei
miei ricordi, più o meno a metà degli anni sessanta, era sempre presente una
tovaglia. Già. Una bellissima tovaglia a quadri azzurri come il mare, ricamata e colorata, con un dritto e un
rovescio. Questa tovaglia veniva usata da mia nonna nelle grandi festività dove,
tra figli e nipoti, ci riunivano per pranzare o cenare insieme. Solo in queste
occasioni questa tovaglia veniva utilizzata,
in tutto il suo splendore, dalla parte buona e quindi al dritto. In quell’immediato
dopoguerra le risorse erano limitate e anche i più poveri osavano manifestare, con orgoglio e dignità, la loro rivalsa contro un periodo buio della loro vita. Per
questo anche una semplice tavola imbandita e con una
bella tovaglia colorata poteva ridare fiducia verso un futuro incerto ma luminoso.
Nel tempo questa tovaglia invecchiò e poteva succedere che nelle festività
successive comparisse sulla stessa, prima un rammendo, poi una pezza, poi tanti frammenti
della stessa adibiti a stracci da usare in diverse e meno dignitose occasioni. Quella
tovaglia è diventata il filo conduttore della mia vita e mi ha insegnato tante cose. Mi ha insegnato
che la mia vita è come quella tovaglia. Che non ne abbiamo altre a disposizione
e che dobbiamo fare conto sulla stessa. Che non bisogna mai aspettare le grandi
occasioni per viverla, ma che la quotidianità è il vero senso della vita. Che
inesorabilmente, la si usi al dritto o
al rovescio, invecchierà e comunque arriverà alla sua fine e che anche con
rammendi o pezze o semplicemente in piccoli frammenti, varrà la pena viverla
sempre con orgoglio e dignità.
Fabio Barbarossa
In spite of everything, the last century, since its inception, was not a quiet century. Two world wars alternated, putting a great deal of the world population to the test and imposing every type of physical and often emotional deprivation on it. Those who survived were forever marked by this drama and had to change their own lives in spite of themselves. In my memories, more or less in the mid-sixties, there was always a tablecloth. Already. A beautiful blue check tablecloth like the sea, embroidered and colored, with a front and a reverse. This tablecloth was used by my grandmother in the great holidays where, between children and grandchildren, we gathered to have lunch or dinner together. Only on these occasions this tablecloth was used, in all its splendor, on the good side and therefore on the obverse. In the immediate post-war period, resources were limited and even the poorest dared to show their revenge against a dark period of their lives with pride and dignity. For this reason, even a simple table set and with a beautiful colored tablecloth could restore confidence towards an uncertain but bright future. Over time this tablecloth aged and it could happen that in the following holidays it appeared on it, first a mending, then a piece, then many fragments of the same used as rags to be used in different and less dignified occasions. That tablecloth has become the common thread of my life and has taught me so many things. It taught me that my life is like that tablecloth. That we do not have others available and that we must rely on it. That you never have to wait for great opportunities to experience it, but that everyday life is the true meaning of life. Whether inexorably used upside down or backwards, it will age and in any case it will come to its end and that even with mending or patches or simply in small fragments, it will always be worth living it with pride and dignity.
Fabio Barbarossa
martedì 29 agosto 2017
Strana società, la nostra.
Quando pensi di aver
visto il peggio, magari attraverso i fatti cronaca recente o la
storia del secolo scorso, ti ricredi, perché il peggio deve ancora
venire. Dice un proverbio che al peggio non c'è mai fine, ma qui si
va decisamente oltre le aspettative. Sorvolando sui disastri del
secolo scorso, sono stato testimone a partire dalla metà di tale
secolo e avrei tanto da raccontare, questo secondo millennio pare ci
voglia sbalordire con effetti speciali e fatti che denotano quanto
l'essere umano, salvo rare eccezioni, sia in balia di un delirio di
onnipotenza collettiva e di una sindrome di demenza senile,
meritevole di trattamento sanitario obbligatorio. Gli esempi si
sprecano. Ce ne sono per tutte le taglie e le misure. Provo a citare
quelli che maggiormente mi hanno colpito. Kim Jong Un. Vi dice
qualcosa? Ve lo presento. E' il sostenitore della terza guerra
mondiale, ma solo per questioni di principio. Ormai da diversi anni
gioca a bowling con i suoi missili balistici abbattendo i birilli
della pazienza e della sopportazione di chi malauguratamente gli sta
vicino. Il tragico è che prima o poi, per un calcolo delle
probabilità, farà strike. Il suo compagno di gioco è altrettanto
conosciuto, si chiama Donald Trump, e se non fosse per la tragicità
della cosa, sembrerebbe di trovarsi occasionalmente in un film
comico. Lo stadio definitivo dell'evoluzione umana: il Fantozzi. Ma
anche noi italiani non siamo da meno. Se dovessi soffermarmi su nomi
e cognomi, per esempio dei politici italiani, probabilmente non mi
basterebbe una piccola Divina Commedia. Però ci voglio provare lo
stesso. Toscano di nascita, giovane anagraficamente, con il pallino
della rottamazione, coerente con le sue affermazioni, soprattutto
quando tratta di questioni politiche. Due possibili carriere, da una
parte il politico dall'altra il comico. Pare che ultimamente prevalga
la seconda. Indovinato? Matteo Renzi, famoso per la sua politica e
soprattutto per la sua capacità di dialogare nelle sedi
internazionali in un impeccabile inglese. In ogni caso, mentre lui
distocicamente passava dalla politica alla comicità, in altri lidi
avveniva l'esatto contrario. Comico di innegabile valore e acuzie,
disinvolto nell'affrontare argomentazioni politiche e pratiche, dopo
aver trattato di tutto ciò che non andava in Italia, al grido di "Ve
la dò io la politica" si è concesso, cuore e anima, per la
sorte del Paese. Vi aiuto. Ha il nome di un un insetto della famiglia
degli ortotteri del sottordine Ensifera. Indovinato? Si, è propio
lui. Grillo. Solo che ancora oggi non so se apprezzarlo di più come
politico o come comico, anche se mi fa ridere in tutt'e due i casi.
Dopo aver sorvolato a volo radente la politica internazionale, vorrei
soffermarmi su altri fatti che hanno suscitato la mia attenzione.
Prevalentemente rabbia. Che il mondo politico e le trasmissioni
varie offerteci dai media, pubblici e privati, faccia uso di esperti
e psicologi di varia origine e natura, è un dato di fatto. Ma che un
imbecille cialtrone, su facebook, rispondente al nome di Abid Jee,
di professione Mediatore Culturale per una cooperativa sociale
Bolognese, che si occupa di gestione dei migranti e studia
giurisprudenza, dal basso della sua stupida ignoranza affermi che, in
relazione al terribile e vergognoso stupro di Rimini, "Lo
stupro è un atto peggio ma solo all'inizio, una volta si entra il
pisello poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto
sessuale normale". Questo No! No e poi no! E ancora No! Non ci
sto. Se questa società in qualche modo non si scrolla di dosso
questa feccia, ho paura che ci sia poco da fare, e mi viene in mente
che se devo insegnare ad una scimmia come salire sugli alberi e
possibile che questa si estingua. Questo è il peggio, e mi viene
difficile pensare che questo non sia il limite.
Fabio Barbarossa
sabato 19 agosto 2017
Terrorismo VS Umanità
Bruxelles, San Pietroburgo, Parigi, Berlino, Londra, Barcellona. Il copione e' sempre lo stesso. Attentati alla vita e alla libertà dei popoli che attraverso spargimenti di sangue e di morte, con motivazioni pseudo religiose o politiche, mirano a destabilizzare millenni di evoluzione umana. E lo fanno attraverso la negazione della cultura e della vita stessa, illudendosi che bastino considerazioni deliranti e demenziali per poter condizionare la sorte dell'intera umanità. Per contro, questa reagisce attraverso diverse fasi che rientrano nell'elaborazione del lutto, più che in una reazione coordinata e condivisa che sarebbe di per se sufficiente a spazzare via tutti i problemi.
• La prima fase e' una reazione psicotica di negazione o di rifiuto della realtà dei fatti. Non si vuole accettare che dei pazzi fanatici abbiano dato la morte a vittime innocenti senza nessun motivo, se non quello della follia e dell'instabilità mentale.
• La seconda e' la fase della rabbia in cui ci si chiude in se stessi alla ricerca interiore o esteriore delle proprie responsabilità.
• La terza fase e' quella che, attraverso una rivalutazione delle proprie risorse e un riacquisto dell'esame della realtà, porta alla:
• quarta fase, quella della depressione, dove si diventa consapevoli di non essere gli unici ad avere quel dolore e si considera la morte, anche attraverso le stragi, come inevitabile.
• Solo nella quinta e ultima fase, quella dell'accettazione del lutto, si diventa consapevoli della perdita e si accettano le differenti condizioni di vita derivanti.
L'intento del terrorismo, di qualunque matrice esso sia, e' proprio questo, costringere i popoli ad accettare le condizioni di vita da loro imposte utilizzando la quarta fase, quella depressiva e dei sensi di colpa, come leva per poter scardinare l'orgoglio e l'evoluzione dell'intera umanità. Solo dall'unione dei popoli e delle loro culture si potranno avere le reazioni di difesa e l'immunità necessaria a progredire in pace per il resto della nostra difficile esistenza nell'Universo.
domenica 6 agosto 2017
martedì 1 agosto 2017
La mia Sardegna brucia
La
mia terra brucia e con lei vanno in fumo le realtà e sogni che avrei
voluto trasmettere ai miei figli e avrei voluto per la mia vecchiaia.
La mia Sardegna brucia senza un lamento, e le fa da sottofondo il
vento. La mia terra brucia mentre gli alberi e gli animali gridano,
in un grido di disperazione, che arriva solo al cuore di chi, come me,
lo può sentire. La mia terra muore e a nulla valgono le lacrime di
tutte le persone che in questo momento piangono per lei. Con le
nostre lacrime non si può spegnere il fuoco. Maledetti! Maledetti!
Maledetti, voi che avete trasformato in cenere il sogno di tante
generazioni, che avete annullato le speranze nel futuro, che
probabilmente state gioendo per le vostre malefatte. Maledetti voi
che avete favorito, con la vostra incuria, tutto ciò che avevate il
compito di preservare. Il fuoco ci è stato tramandato dalla
preistoria e nel tempo l'uomo ha imparato a dominarlo. Nella
mitologia il fuoco ha origine divina e per questo fu rubato agli dei
dagli uomini che volevano a loro assomigliare. Ma poi, oltre agli
intenti benefici assunse un ruolo maledetto che ancora oggi viene
rappresentato dalle fiamme dell'Inferno. Anche se la giustizia terrestre non
riuscirà a darvi ciò che meritate, non illudetevi, brucerete
all'Inferno per l'eternità facendovi rimpiangere la vostra inutile e
miserabile vita.
Fabio
Barbarossa
giovedì 20 luglio 2017
Fidarsi è bene...
Da un po di tempo mi passa per la mente una parola del
cui significato, fino a non molto tempo fa, ero certo. Questa parola è "Fiducia".
Fiducia, dal latino “fidere”, vuol dire fidare, confidare e per applicarla a
fatti e cose non basterebbero trattati ed enciclopedie universali. La mia
stessa vita professionale, essendo io medico di fiducia, si basa su questo
concetto. Ci si fida di qualcuno o di qualcosa, spesso mettendo in gioco la
nostra stessa vita. Ci si fida del chirurgo, come ci si fida dei freni della
nostra moto. Ci si fida di se stessi
come in altri casi si confida in Dio. Tendenzialmente la fiducia nasce da un
fatto positivo che generalmente porta alla serenità e alla sicurezza. Altre
volte diventa un concetto inaffidabile, malgrado l'intento sia quello di
garanzia. La fiducia perde la sua motivazione quando non nasce da una
valutazione personale o convenzionale del termine, ma deriva da un'imposizione
coercitiva, che nulla ha a che vedere col suo significato. In questi ultimi
anni, specialmente in ambito politico, l'obbligatorietà della fiducia imposta
ha fatto perdere il significato e il ruolo della stessa. Ci si deve fidare
forzosamente, anche quando il buon senso, personale e della comunità, avrebbe
pesanti riserve. La fiducia non si può acquistare, ne tanto meno imporre. La si
deve meritare e questo può avvenire soltanto quando si opera in scienza e
coscienza e quando l'obbiettivo finale non passi per interessi personali o per
deleghe altrui.
Fabio Barbarossa
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