in few days, God willing,
I'll reach my sixtieth year of age, to understand each other, that one which
make you jokingly yell: "Dad, you're an old man!",
and I wish, with these few lines, to express my gratitude and happiness,
moreover to have given to my life a purpose. Dear Stella, dear Cecilia, dear
Matteo, dear children of mine, each and every one of you earned a piece of my
heart and almost my very own soul. Each of you, as load bearing columns, carry
the weight of my humble life, making sense of everything, even pain. I imagine
for you a bright and colorful future, which would make you grow in health,
pride and dignity. I imagine your future, even if I'm not longer on this heart
holding your hand and helping you not to do the mistakes I've done. Because of
it I was always careful where I'd put my own feet, so each of you could have
followed my own footsteps. Forgive me if sometimes I wasn't able to be at the
level of the expectations you have of me, but be aware that everything I've
done in my life, I've been doing it with everyone's respect, and within the
limits which belongs to whomever walks the ground of this earth. I would hug
you all, to transfer my love, but most than everything to have comfort of being
able to carry this heavy and humble life of mine.
venerdì 19 maggio 2017
lunedì 15 maggio 2017
Adorati Figli miei
Tra qualche giorno, Dio volendo, raggiungerò il mio
sessantatreesimo anno di età, per intenderci quello che ogni tanto vi fa
esclamare scherzosamente: “Papa' sei vecchio! “, e vorrei con queste poche
righe manifestarvi la mia gratitudine e
la mia felicità per aver voi contribuito a rischiarare la mia vita, ma
soprattutto per avergli dato un senso. Cara Stella, cara Cecilia, caro Matteo, adorati Figli miei, ognuno di voi si e' guadagnato un pezzo del mio cuore e la
quasi totalità della mia anima. Ognuno di voi, come delle colonne portanti,
sostiene il peso della mia umile vita, facendo si che tutto abbia un senso,
anche il dolore. Ho immaginato per voi un mondo di pace e di serenità. Ho
immaginato per voi un futuro variopinto e luminoso che potesse farvi crescere
con salute, orgoglio e dignità. Ho immaginato il vostro futuro, anche quando
non sarò più qui su questa terra a tenervi per mano per aiutarvi a non
commettere gli stessi errori che ho fatto io. Per questo sono stato sempre
attento a dove mettevo i piedi, perché qualcuno di voi avrebbe potuto seguire
le mie orme. Perdonatemi se qualche volta non sono all'altezza delle
aspettative che voi avete di me, ma sappiate che tutto ciò che ho fatto nella
mia vita, l’ho fatto nel rispetto di tutti e
con i limiti che appartengono a chiunque calpesti il suolo di questa
terra. Vorrei abbracciarvi tutti e tre per trasmettervi il mio amore, ma
soprattutto per avere da voi il conforto nel portare avanti questa mia faticosa
e umile vita.Grazie.
Vostro Papà Fabio
domenica 7 maggio 2017
That guy of the 22nd
"That guy of the
22nd"
He was born in an age
which as soon as the war ended, he was working on another one, in a Europe
uncertain and frightful, no more nor less than today's actual one, where
concepts of love and brotherhood among people were not be determined yet. At the age of twenty,
Navy man of the Italian Regia Marina, found himself projected in a war not of
his own for a good six years. Following, a life of work, honestly, self inner respect, after being able to build a family, which eventually would
become his greatest satisfaction.
A wife, his own soul mate
for over 65 yrs, 4 kids and many grandchildren. A stable guide, a lighthouse, a
safe port of the bombarded sea of life for whomever have had the opportunity to
meet him. Throughout time, the stoms of life have nicked his body, but not his
mind.
His mind, a
marvellous plaiting of experience and
love, adapted itself at the times, at the research of stimuli and facts, at the
research of the meaning of life which is recognized in the contact of the surrounding would.
He was and always will be
an indispensable reference for his own loved ones, prodigy of advices and facts
manifested by the good example. He never ask for anything for himself. He never
presented the bill to the life.
His positivity and trust,
were based on a concept, today even more remote, of altruism.
When in these last moments, his health turned itsel
precarious, due to an incurable disease, he accepted his fate and respected the death. He did it praying
his own God, with serenity, without condemning or renegading. When his illness
had the best of his own senses, he trusted the structures which had the duty to
help him, and without pretending, he waited wishing for a calm and dignifying
death.
What carries our society
to deny the respect for the life, and even worse for the death. I wasn't given
to know
I know only that this guy
of the 22nd passed in a cold public hospital room, in which it was deny to him
and his own family, the amnesty to live his last hours, his last minutes, I'm
the silence and the private pain.
His life is terminated in
the middle of a turmoil, in a uproar of a
television turned on at substantial volume, in the laughter and in the
screams of a mob occasionally visiting his roommates. My father passed without
me hearing his breath, without me being able to see his soul fly out to the
neverending sky.
Today I'm here, not to
accuse, nevertheless to condemn, but simply to remember that if life has to
lived in dignity, even more dignity must.
the death. And this can be done without specific criteria nor additional
costs. It can be achieved following the spellings of our own heart and the
wisdom of our ancestors, who throughout the cult and respect for life, had
transmitted through time till reaching us, the respect and the culture of the death.
Fabio Barbarossa
venerdì 28 aprile 2017
Murmure...cellulare
Era una settimana professionale
come tante e a parte due trattamenti sanitari obbligatori ed una impegnativa
recrudescenza delle patologie similinfluenzali tutto volgeva al termine tra
alti e bassi e le minime soddisfazioni sindacali. Tutto ciò insomma che un
medico di campagna come me può auspicare. Sino a quando una giovane mamma col
suo ragazzo si presenta nel mio studio per problemi toracici e respiratori.
Dopo breve anamnesi faccio spogliare il giovane a torso nudo ed inizio una
accurata auscultazione del suo torace. Cuore e frequenza cardiaca regolare.
Murmure vescicolare normo trasmesso su tutto l'ambito polmonare. Un momento. A
livello basale sinistro sento un rumore respiratorio che mi insospettisce.
Ripasso sopra col fonendoscopio e mentalmente rivedo tutta la semeiotica che la
mia quasi quarantennale esperienza mi ha messo a disposizione. Sono preoccupato
ma non lo do a vedere. Poi, facendo uso della mia lungimiranza professionale,
guardo negli occhi il giovane malato e con malcelata pazienza chiedo:
- Hai per caso il cellulare in
tasca che sta suonando?
- Si, dottore, ma solo con le
vibrazioni.
Se la buonanima del Professor
Aresu, mio Docente di Patologia Medica avesse previsto oltre al regolare
murmure vescicolare anche le vibrazioni di un fantascientifico cellulare
vibrante in tasca, si sarebbe suicidato.
Fabio Barbarossa.
lunedì 24 aprile 2017
La Merde

La nostra Italia tende inesorabilmente
a precipitare verso il baratro dell'autodistruzione e, malgrado tutto, non si
riesce a trovare una soluzione unitaria che ci possa salvare tutti, o quasi. Da
tempo cerco di capirne il perché ma solo recentemente ho trovato la giusta
risposta. Dopo aver espletato, come tutti i comuni mortali, i vostri bisogni corporali,
provate a premere come d'obbligo, il pulsante dello sciacquone. Sotto di voi
un vortice d’acqua porterà via l'esito della vostra funzione intestinale,
comunemente nota come merda. Supponiamo per un istante che la nostra nazione
sia un appartamento e che il popolo italiano ne occupi le stanze in modo più o
meno confortevole. Una parte di questo si troverà in cucina ad abbuffarsi con
tutto ciò che trova, un'altra parte sarà in salotto a chiacchierare e a
pontificare sul senso della vita, un'altra parte ancora sarà in camera da letto
a dormire o semplicemente a procreare. Infine, una parte sempre più nutrita
sarà nella toilette in vicinanza del wc e da questo verrà attratto in una sorta
di vortice che fatalmente lo porterà al di fuori della casa insieme ad una dose
di escrementi. Nella parte alta del vortice ci saranno coloro che ancora
cercano di arrampicarsi sul bordo del water per potersi salvare, in quella
intermedia ci saranno coloro che col salvagente sono ancora convinti di poter
stare a galla, nella parte inferiore, infine, saranno presenti tutti coloro che
intrisi di merda si avviano ormai velocemente verso il buco nero dello scarico.
In Italia il problema è che ognuno di noi si trova in una stanza diversa e a
nessuno di quelli che vivono agiatamente interessa ciò che succede nella
toilette. Ma prima o poi anche i migliori water si intasano e può capitare che
gli escrementi possano tracimare in tutta la casa e persino nelle case dei
vicini. Occhio.
Fabio Barbarossa.
mercoledì 19 aprile 2017
Non
molto tempo fa al nome Kim Jong si sarebbe potuto associare il modello di
una Marca Automobilistica dell’Asia Centrale o ancor più semplicemente il nome
di uno dei tanti personaggi di origine asiatica che per la loro eccentricità
psicosomatica imperversano nel mondo asiatico. Neanche con la più fervida
fantasia si sarebbe potuto immaginare che questo ragazzone di 33 anni,
sbruffoncello e soprappeso, avrebbe messo in crisi la stabilità militare
dell’intero globo terracqueo. Così Kim Jong, dittatore Nord Coreano, attraverso
una serie di proclami, minaccia di far crescere funghi atomici in ogni dove. E
con chi entra in rotta di collisione? Nientemeno che con Donald Trump, che in quanto ad
immagine di bullo americano non è da meno. Se non fosse che la cosa è tremendamente
seria, ci sarebbe da sedersi in poltrona, con tarallucci e vino, per vedere come andrà a finire. Ma ho un
brutto presentimento. Istintivamente mi
viene da pensare: “ma se noi italiani prima o poi dovessimo avere un contenzioso
con Kim Jong, chi potremmo usare come controparte politico militare?” Chissà
perché mi viene in mente il nome di un bullo sbruffoncello toscano, che lascio a voi
immaginare chi sia, e la cosa mi preoccupa in modo particolare.
Fabio Barbarossa
Fabio Barbarossa
Pubblicato ne L'Unione Sarda del 12.04.2017
domenica 19 marzo 2017
Little firmament
For as much as our existence is made out of relationships, on
which we confront ourselves for all our own life; it's in the solitude that we measure our own being, especially after a exhausting day, we say still with our own selves and with our own soul to count the stars of our own little firmament.
Fabio Barbarossa
which we confront ourselves for all our own life; it's in the solitude that we measure our own being, especially after a exhausting day, we say still with our own selves and with our own soul to count the stars of our own little firmament.
Fabio Barbarossa
venerdì 17 marzo 2017
le Stelle nel firmamento
Per quanto la nostra esistenza sia fatta di relazioni,
con le quali ci confrontiamo per tutta
la nostra vita, e' nella solitudine che misuriamo il nostro essere soprattutto
quando, dopo una giornata faticosa, rimaniamo con noi stessi e con la nostra
anima a contare le Stelle del nostro Piccolo Firmamento.
For as much as our existence is made out of relationships, onwhich we confront ourselves for all our own life; it's in the solitude that we measure our own being, especially after a exhausting day, we say still with our own selves and with our own soul to count the stars of our own little firmament.
For as much as our existence is made out of relationships, onwhich we confront ourselves for all our own life; it's in the solitude that we measure our own being, especially after a exhausting day, we say still with our own selves and with our own soul to count the stars of our own little firmament.
Fabio Barbarossa
venerdì 10 marzo 2017
Un tributo dovuto
Più divento grande e più mi rendo
conto che le Donne sono Creature meravigliose e insostituibili. Sono la grazia, sono
l'armonia, sono la forza, sono la bellezza, sono l'amore. Sono la vita. Sono la
testimonianza terrena della divinità. I miei primi ricordi sono la tenerezza di
mia madre, la sicurezza e la certezza di non essere solo su questa terra. Il
suo seno era il posto sicuro dove saziarmi di amore e calore. Con l'età ho
imparato a conoscerle e ad amarle e se anche ho avuto con loro delle divergenze
le ho sempre accettate perché queste erano il momento per migliorare comunque
la mia vita. Ho imparato molto da loro. Ho imparato a gioire e ad affrontare la
vita con serenità e determinazione. A soffrire in silenzio e con umiltà. Ad
amare e a perdonare. Ho imparato con loro a colorare la mia vita e a renderla
degna di essere vissuta anche quando la penombra o le tenebre si stavano
impadronendo di me. A loro dedico la mia umile esistenza e a loro metto a
disposizione il mio futuro anche a costo della mia stessa vita. Ogni volta che
vedo il sorriso di mia madre, la tenerezza di mie figlie sento di essere
importante, perché importante è l'amore che loro danno a me. Grazie di
esistere.
Fabio Barbarossa
martedì 7 marzo 2017
Un altro destino scritto con sangue innocente
Iglesias, Sardegna, 2 marzo 2017, si consuma un'altra tragedia
annunciata. Una giovane mamma, una moglie, viene assassinata dal marito davanti
alle sue figlie. Un dramma da cui nessuno si sogni di tirarsi fuori. Un dramma
dove tutti siamo responsabili, chi più chi meno, per non aver capito, e quindi
impedito, che questo succedesse. Una reazione a catena senza scampo che va ad
allungare una lista drammatica dove inevitabilmente vittime e
carnefici si mischiano tra di loro.
Tutto, apparentemente, era sotto controllo. Autorità e magistratura
erano informate e avevano sicuramente già adottato i provvedimenti del caso.
E allora? Perché è successo? Perché un'altra vittima ha
dovuto scrivere col suo sangue l'inefficienza di un sistema sbagliato? Che
ruolo deve assumere la logica e il buon senso in una società distratta,
impegnata solo su disquisizioni
politiche e mondane fini a se stesse o indirizzate verso il nulla assoluto? Io
credo di saperlo. Deve far prevalere l'umiltà. Quella che ci fa da guida in
tutti i fatti della vita e che ci permette di ammettere i nostri errori e da
questi imparare a non ripeterli. L'otto marzo sia una data di riflessione e
aldilà dei soliti slogan ci faccia ritrovare quell'umiltà che da sola può
essere sufficiente a trovare, ognuno per la sua parte, le giuste soluzioni.
Fabio Barbarossa
Due padri e' meglio che uno?
Volontariamente non sono voluto entrare in merito alla complessa e poco chiara giurisprudenza
relativa alla doppia paternità, onore della cronaca di questi ultimi giorni a Trento.
Faccio parte di quella generazione in
cui gli XX e gli XY si dividevano i compiti genetici della procreazione alla quale seguiva la distribuzione naturale
di una madre e di un padre, quando questo fosse conosciuto. Gli studi
universitari, chiaramente di altri tempi, mi hanno permesso, attraverso una
laurea in medicina e chirurgia, di rafforzare questi pilastri concettuali
genetico biologici e di arrivare sino ad oggi con le idee apparentemente ancora
chiare. Ma nella vita c'è sempre da imparare, in una sorta di sfida
intellettuale che presto potrebbe portarci a sovvertire le nostre convinzioni
basate su banalissime ma collaudatissime leggi della natura in contrapposizione
a leggi giurisprudenziali più adatte alle circostanze politico terrene dei
nostri tempi. Resterà da vedere, per chi avrà la fortuna di conoscere gli altri
sette pianeti appena scoperti e simili alla terra, a 39 anni luce da noi, se
anche da loro gli esseri viventi nascono
più o meno come noi o più semplicemente si affidano alla loro legge del momento
soggetta ad un Padreterno locale magari
un pò più emancipato del nostro.
Fabio Barbarossa
Pubblicato su L'Unione Sarda del 4 marzo 2017
mercoledì 22 febbraio 2017
Addio Zia Grazietta
Nell’Aprile del 1916, la Grande Guerra era già in atto e
il suo teatro interessava ormai tutto lo scacchiere mondiale. La Triplice Alleanza
(Regno d’Italia, Impero Austro-Ungarico, Impero di Germania) si affrontava
militarmente con la Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Russia) in un
conflitto sanguinoso e fratricida che avrebbe portato alla morte circa 37
milioni di persone, tra civili e militari. Malgrado tutto in una piccola
comunità della Sardegna Sud Orientale, San Nicolò Gerrei, il primo aprile del
1916 nacque una delle 1.300 anime che la popolavano. Nacque Grazietta Simbula,
che onorevolmente, con una vita dedicata alla famiglia e al lavoro, lì visse
per oltre 100 anni. Visse a cavallo di due guerre con le sofferenze di figlia prima
e di madre poi, che inevitabilmente esponevano le donne di quei periodi. Ho
avuto la fortuna e il privilegio, come suo medico di famiglia, di percorrere
sino a ieri con Lei, gli ultimi 25 anni della sua vita e posso affermare con
certezza che tutto ciò che le ho dato è poca cosa in confronto a quello che da
lei ho preso, in termini di amore, saggezza, voglia di vivere. Ho rivisto stamattina questa Donna meravigliosa. Sono rimasto da solo, in silenzio, vicino a lei
per alcuni minuti e ho visto nel suo volto gelido un sorriso che conoscevo da
tanto tempo. Era un sorriso allegro e amoroso che mi confortava e mi rassicurava sul fatto che la vita è bella e che vale la pena viverla con sentimento e
altruismo e che il Regno dei Cieli era poi esattamente quello che noi cristiani
immaginiamo. Grazie Zia Grazietta. Grazie per l’insegnamento e l’amore che mi
hai voluto concedere.
Fabio Barbarossa
lunedì 30 gennaio 2017
Many lives
Many lives, many tales which overlap
in a vortex of emotions. Tales of any gender, told or lived in first person.
Interesting tales, happy or tragic, which fill in the life of whom lived them,
or simply, as myself, heard them. Being a Doctor means also this. It means to
have the privilege, and often bearing the weight, to live together with the
common people, everyday's folks to understand each other. This means to help
who is in need of, specifically who does not ask for it. Means to love
unconditionally, even when the load of responsibility or the pain and the
emotions shall drive you to escape far away. It means to feel gratified and
happy to receive a gratification with a smile or a bottle of good olive oil. It
means to understand, to be able to explain to whom is in needs of, which ones
are the ways of life. It means to be able of getting emotional over things that
are insignificant for others, but which belong from the deep of others heart.
It means to suffer from others as you would suffer from the loss of your own.
It means to donate what you possess even when you're left with little or
nothing at all. It means to believe in a better future, and sometimes to cope
with someone who lost every hope. It means to live with feelings and
determination to your own life to be aware to leave a memory, a track to follow
for who shall be after. It means to be aware where you put your own feet,
because our own footsteps will be followed by our own kids. It means,
definitely, to live and love with everything that life has on reserve for us,
and with this be thankful to have the privilege and honor of being here.
Always yours, Humbly.
Fabio Barbarossa.
martedì 20 dicembre 2016
Cagliari quando ero ragazzo
Quando ero ragazzo la mia Cagliari era una città vivibile, tranquilla e serena e al massimo correvi il rischio di incontrare un "rivoluzionario" con l'eschimo oppure uno dei tanti sbertiroris, oggi chiamati bulli, che ti chiedevano una sigaretta e che avevano comunque una loro morale e, a modo loro, un senso e un rispetto della giustizia. Mai si sarebbero sognati di scipparti, rapinarti, o passare alla violenza sessuale. Oggi le cronache della nostra Cagliari si sovrappongono a quelle del Bronx di New York o di qualunque altra città di confine. Non si può, e non si deve, lasciare la nostra terra in queste condizioni. Abbiamo l'obbligo morale e materiare di intervenire per ridare alla nostra città la dignità e la bellezza che l'hanno sempre contraddistinta, e quando le autorità politiche latitano in questo senso e le povere e coraggiose forze dell'ordine non ce la fanno più, il nostro dovere di cittadini e' quello di contribuire in tutti i modi affinché i nostri figli, le nostre madri, le nostre donne possano ancora circolare liberamente e senza correre il rischio di subire violenza o, come minimo, mancanza di rispetto.
Fabio Barbarossa
Pubblicato su L'Unione Sarda del 18 dicembre 2016
giovedì 15 dicembre 2016
Bleve stolia di un dlamma Italo - Cinese a lieto fine

Qualche giorno fa, in visita domiciliare, mi sfugge il cellulare di mano e, secondo la legge di Murphy "se qualcosa potrà andar male, lo farà", si è frantumato con la fatidica ragnatela sul display. Intervengo subito con un tentativo di rianimazione. Niente da fare.
LO STIAMO PERDENDO, LO STIAMO PERDENDO!
Sotto gli occhi atterriti dei presenti il cellulare lampeggia i suoi ultimi istanti di vita e poi si spegne definitivamente. Sono momenti brutti, che non si augurano a nessuno. La rabbia lascia spazio alla commozione. Ringrazio per la solidarietà e lascio in silenzio quella casa.
La sera stessa cerco la migliore clinica per telefoni. Se lo merita. Ha sempre fatto egregiamente il suo lavoro.
- Buongiorno, si può riparare?
Mostro la salma telefonica al Supertecnico, il quale, dopo aver fatto tutta la sua sfilata di smorfie facciali, risponde:
- E molto difficile. Ci vorrà molto tempo, forse un mese e il costo e' elevato. Oltre cento euro. Le conviene comprarlo nuovo. Con quel tanto ne compra uno migliore.
Cialtrone, penso. C'ero affezionato, ma tu non puoi capire.
Mentre rientravo a casa con la tristezza nel cuore e nel display, l'incontro con la sorte.
- Ciao zio! Perché sei triste?
Abbozzo un sorriso e mostro il cadavere, ormai freddo.
- Tranquillo zio. C'è un Cinese che ripara i cellulari. Si trova a Cagliari in via Taldeitali.
- Grazie Marco. Domani ci provo. Grazie. Ho poche speranze. Comunque grazie.
Il giorno dopo, seguendo le istruzioni di mio nipote, varco la porta del Cinese. Davanti a me un ragazzino con regolamentari capelli a spazzola e, come disse un mio paziente, occhi alla mandorla.
- Buon giorno
- Buon giolno
- Si può rianimare? Sono un medico, mi serve per lavoro e ci tengo molto.
Senza nessun segno di reazione emotiva, guarda il cadavere, lo rigira e sentenzia.
- Aspettale. Gualdo se c'è licambio.
Dopo qualche minuto, che per me sono stati momenti interminabili, ecco che ricompare.
- Tornalle tla un'oletta!
- Scusa. Non ho capito.
Un po' seccato e con stizza ripete.
- Tu tolna tla un'ola.
Incredulo, ma fiducioso, saluto ed esco.
Dopo un ola, scusate un ora, all'accettazione una giovane cinese che addentava un panino più grande di lei mi guarda e chiede:
- Plego...
- Scusa, devo ritirare un telefono.
Mi aspettavo una risposta tipo: "il suo cellulale e' molto. Lo abbiamo clemato!".
Invece:
- E' questo?
- Siiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!
- sessantacinque euli. Aspetta. Ecco fattula.
- Grazie. Grazie. Grazie.
Abbraccio il mio vecchio telefono e insieme a lui facciamo un giro dei contatti.
Ci sono tutti.
Saluto ed esco.
Dio esiste. La Cina pure. Grazie a tutt'e due.
Fabio Barba lossa.
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