giovedì 30 aprile 2020

Con la flatulenza si può trasmettere il Covid-19?


Apparentemente sembra un quesito banale e ridicolo, ma così non è. Da medico eroe pluridecorato, ieri ho ricevuto la Ciambella Tricolore con marmellata ai mirtilli donatami dalla Comunità in cui lavoro, posso garantire che la flatulenza, nota più comunemente come scorreggia, oltre ad essere il grido di rivoluzione della merda oppressa, può avere una Carica Batterica, e gli esperti Coprologi di Stato, specializzati in Aria Fritta, dicono anche virale, specie se è silenziosa. Pertanto il Bisconte de la Pochette ha già ordinato alle industrie farmaceutiche la produzione di un filtro sonda da inserire per via rettale ogni qualvolta si esca da casa, specialmente se affetti da meteorismo. 


Sembra una presa per culo, ma lo è.

Fabio Dottor Barbarossa

sabato 28 marzo 2020

Non ci avrei mai creduto


All'età di 65 anni, giovane nello spirito e nella mente, ancora in forze fisicamente, quanto basta, mi trovo a dover prendere in considerazione la possibilità di lasciare in anticipo questa terra di lacrime a causa di un virus sconosciuto che sta facendo razzia di esseri umani in tutto il mondo. Sia ben chiaro, non mi fa paura. Nella mia vita ho già dato e preso tutto ciò che era umanamente possibile. Nel rispetto del mio prossimo, spesso con spirito di sacrificio, con dignità e senso del dovere, ho vissuto sino ad ora la mia vita, complice l'esempio dei miei Avi e di tutti coloro che, nel bene e nel male, ho avuto il privilegio d'incontrare. Ho contribuito a mettere al mondo tre meravigliose creature, i miei figli, e a loro dedico queste righe, accorate ma serene. La mia missione di medico mi porta ad essere in prima linea, sempre. Ad essere presente in mezzo alla Gente ed insieme a questa condividerne gioia e dolori. Il mio carattere combattivo mi porta a non retrocedere davanti a niente e nessuno e se anche fosse che in tutta la mia carriera professionale abbia contribuito a salvare anche solo una persona, la mia vita troverebbe una ragion d'essere. Conosco la morte. L'ho incrociata tante volte nella mia vita. Alcune volte mi sono trovato seduto accanto a Lei al capezzale di qualche povero Cristo. L'ho sempre ostacolata, con tutte le mie forze, anche quando mi rendevo conto di essere poca cosa davanti a Lei. Certe volte mi sono fatto da parte perché la sua strada era la sola percorribile. Ma in ogni caso conosco la Vita, quella che abbiamo davanti a noi ogni istante della nostra vita. Quella che ci appare con un sorriso, con un germoglio, con un sentimento, con un tramonto, con un'alba luminosa che ci fa sentire importanti perché importante è la vita e a questa dobbiamo avvicinarci per coglierne il senso. Non perdiamo questa occasione. Non lasciamo che l'angoscia e l'ansia prendano il sopravvento su di noi. Viviamo la nostra vita con serenità e passione, teniamoci tutti per mano e aiutiamo tutti coloro che si attardano per stanchezza nella consapevolezza che un giorno potremo essere noi ad averne bisogno. Crediamo nel futuro e la nostra vita avrà un senso. Crediamo nell'amore e il nostro futuro sarà più lieve. Crediamo nella gioia e anche il dolore avrà un limite. Vi abbraccio tutti e vi manifesto il mio amore, la mia gioia e la mia soddisfazione per aver avuto il privilegio di avervi incontrati e amati.
Umilmente

Fabio Barbarossa
26 marzo 2020

domenica 10 novembre 2019

Se tutto va bene diventeremo Pidocchi


I primi scambi monetari umani risalgono alla notte dei tempi. Pare che si possano far risalire al VII Secolo a.c. E prima? Prima si faceva ricorso al Baratto. Scambio di beni con altri beni. Poi le necessità di reperibilità, disponibilità, verificabilità e divisibilità portarono l'uomo a dotarsi di materiale capace di rispondere a tutte queste necessità. Metalli di vario genere, sale, conchiglie più o meno colorate, pezze di tessuto, pietre di forme diverse. Insomma, per comprare qualcosa dovevi possederne altre, non era importante come e perché. È così facendo e così pagando siamo arrivati ai nostri giorni dove, a causa di un'economia disastrata e stagnante, siamo diventati quasi tutti poveri, nel senso che quel famoso oggetto di scambio monetario è venuto a mancare. Non avendo più soldi siamo diventati tutti più poveri e in certi casi veri e propri miserabili. Quel famoso argent de poche è diminuito sino a scomparire. Quale soluzione hanno immaginato i nostri recenti governanti, capeggiati dal BisConte de Pochete? Trasformare l'argent de poche in moneta elettronica. Attraverso un pezzetto di plastica possiamo comprare tutto e se tutto va bene, attraverso una lotteria scontrinica di fine anno possiamo anche diventare ricchi. Risultato. Siamo sempre miserabili, ma questa volta, adeguandoci ai tempi, in modo elettronico. Parola d'ordine: siamo tutti, o quasi, pezzenti elettronici.

Fabio Barbarossa

venerdì 20 settembre 2019

Dove va il nostro mondo?

Se torniamo indietro nel nostro tempo, cosa molto improbabile per chi ha la presunzione di sapere già tutto, e andiamo a rileggere la nostra storia, per intenderci quella che è stata scritta dai nostri nonni e dai nostri genitori, è facile trovare le risposte a tutto ciò che sta succedendo oggi nel mondo. Il filo conduttore per ogni storia dell'Umanità è quasi sempre il cambio generazionale e di conseguenza la trasmissione delle informazioni da una generazione a quella successiva. Non è necessario tornare alle origini dell'uomo per capire ciò che più facilmente si può ricavare da questi ultimi secoli di storia. Mentre nell'epoca delle prime due guerre mondiali la causa principale di questo distacco è stata quella di aver sterminato due generazioni di giovani, inviati al massacro al fronte senza nessuna pietà, in tempi più recenti il distacco generazionale è dovuto ad uno scollamento prevalentemente culturale e di educazione in cui la società moderna delega ad altro e ad altri la trasmissione diretta delle informazioni attraverso filtri e convinzioni più di convenienza che di reale esperienza e necessità. Ed ecco che ai nostri giovani viene impartita un'educazione opportunistica basata prevalentemente su concetti informatici, anni luce distanti dalla realtà. Ed ecco che la realtà percepita dai nostri giovani è basata principalmente su oggettività opportunistiche che non hanno nessun nesso causale con la storia recente, quella vissuta dai nostri avi per intenderci. Tutto questo si evidenzia nel crollo delle colonne portanti della nostra storia, ad iniziare dalla Famiglia, dalla Scuola, dalla Chiesa.
La Sociologia recente ha ritenuto necessario modificare il concetto di Famiglia, il primo gruppo sociale per eccellenza, con un più moderno “insieme di persone che convivono nella stessa abitazione”, spesso con appellativi opportunistici e fiscalmente validi di Genitore 1 e Genitore 2, quindi basandosi piuttosto che su un fatto di parentela, su fatti di affinità legate a variopinti mutamenti sociali.
La Scuola, alla stessa stregua della famiglia, sta vivendo una crisi identitaria ed organizzativa che oltre a disorientare gli operatori scolastici, disorienta principalmente tutti coloro che ad essa fanno riferimento. Se a questo aggiungiamo una divergenza tra la programmazione scolastica e la reale necessità di preparazione per l'accesso all'ambito lavorativo, il gioco è fatto. Sempre più si osservano migliaia di giovani alla ricerca di una collocazione lavorativa che, guarda caso non collima né con la preparazione scolastica né tanto meno con le loro aspettative e che sempre più espone i nostri giovani ad un esodo storico verso nazioni più attente della nostra. E' di tutti i giorni la carenza di Medici negli ospedali e nel territorio che varcano le frontiere nazionali e che vengono accolti a braccia aperte in altre nazioni.
Che dire poi della Chiesa? Dove sono andati a finire quei luoghi di aggregazione che avvicinando le famiglie alla chiesa e alla scuola, davano ad entrambi il culto della religione e l'insegnamento umano di tolleranza, rispetto e carità? Certo, esistono oggi molteplici forme di aggregazione religiosa, e in tante di queste i cardini formativi sono comuni, ma ciò che manca sempre di più è una formazione educativa ed esistenziale che attraverso il culto e l'esempio possono darci la speranza di tornare ad un passato in cui tolleranza, rispetto e carità avevano un ruolo prioritario rispetto a tutto il resto.
Una delle maggiori ricchezze del cambio generazionale dei nostri avi era quella di impartirci, attraverso un'educazione poliedrica, la gestione della nostra emotività che fungeva sempre da chiave universale per tutti i fatti della vita. La nostra società sta vivendo una nuova analfabetizzazione emotiva dove le considerazioni e le reazioni della nostra nuova generazione sono legate più a fatti istintivi e irrazionali che ad un patrimonio culturale trasmesso con sofferenza e amore dai nostri Avi.

Fabio Barbarossa

mercoledì 7 agosto 2019


Una giornata italiana

Ieri, in tarda serata, quando ormai le ombre allungavano le immagini, passeggiavo per la città di Cagliari assorto nei miei pensieri e nelle mie riflessioni. Improvvisamente il mio sguardo si posa su di uno straccio arrotolato, buttato per terra. Qualcosa nella mia mente e nel mio cuore mi ha fermato e, dopo aver guardato meglio ed essermi avvicinato allo straccio, ho scoperto trattarsi della Bandiera Italiana. Il Tricolore, la mia Bandiera, la linea guida della mia vita, giaceva per terra, sporca di fango, di escrementi e di tutto ciò che si può trovare sul bordo di una strada. Che tristezza. Malgrado l'odore e il lerciume di cui era ricoperta, non ho avuto alcuna esitazione a raccoglierla, spolverarla, e idealmente abbracciarla. Impulsivamente la mia mente mi ha portato alla mia Italia, la mia Patria, la mia Madre Patria. Istintivamente ho associato lo stato della Bandiera a quello della mia Nazione. Come ti hanno ridotto, Patria mia. Ti hanno riempita di fango, di escrementi, di infamia e di disonore. Ti hanno buttata per terra come uno straccio vecchio, alla mercé di chiunque potesse abusare di Te e della Tua Storia. Ti hanno tradita e con Te hanno tradito tutti coloro che per Te hanno dato la loro vita, che per Te hanno pianto e gioito, che per Te hanno pagato a caro prezzo la difesa della Tua terra. Nella mente e nel mio cuore piango. I miei occhi si allagano di lacrime e dentro di me cresce un sentimento di rinascita e di rivalsa. Piego la Bandiera e la stringo forte a me per portarla nella mia casa e darle, oltre alla pulizia e al candore che merita, la dignità di esistere e di far parte della mia storia e della mia vita, come una Vecchia Madre che mi ha sempre tenuto tra le sue braccia. Questa Bandiera farà parte del resto della mia vita e chiedo già da ora che ricopra il cuscino funebre sul quale, dopo la mia morte, riposerò per l'eternità.

Grazie Italia mia. Grazie di cuore!

Fabio Barbarossa
Cagliari, 30 luglio 2019

sabato 13 aprile 2019

Ognuno si lavi e si baci i piedi suoi

 
In vicinanza della Santa Pasqua i benpensanti e i santi continueranno a dare le colpe di tutte le stragi al nostro comportamento di civiltà moderna. Ci accuseranno di non aver integrato a sufficienza le belve sanguinarie che si sentivano escluse dal consumismo occidentale, o nella migliore delle ipotesi, per non aver giustificato il loro credo che ammetteva il sacrificio umano di vittime innocenti. Lo stesso signor Jorge Mario Bergoglio, in atto di sottomessa fratellanza, e forse a perdono dei suoi peccati, o di quelli della chiesa, si accingerà a lavare e a baciare i piedi a tante persone, tra cui cristiani, musulmani, buddisti. Sia ben chiaro. Io non mi sento in colpa per la loro mancata integrazione. Non mi sento in colpa perché i miei Avi, e in questo mi spingo indietro nella storia dell’umanità sino ai Santi Martiri che affollano i nostri calendari, sono stati massacrati forse proprio perché avevano cercato di integrare le stesse belve dei nostri giorni. Non mi sento in colpa perché credo nella vita, nella tolleranza, nell’amore. Perché vivo la mia vita nel rispetto reciproco e in osservanza delle leggi cristiane e terrene. Perché sono sempre stato a disposizione dei deboli come lo sono sempre stato dei miei familiari. Perché credo nella fratellanza tra i popoli, a prescindere dal colore della pelle o del credo religioso. Però non tollero che in nome di un dio, o di un credo, o in nome di una qualunque coercizione, si possa togliere la vita a chiunque sia ospite di questa disgraziata terra.  Per questo non mi sento in colpa e per questo non ho bisogno di lavare e baciare i piedi a nessuno a dimostrazione della mia sottomissione. Ognuno si lavi i suoi. A me basta che chi vuol vivere al mio fianco, e a quello dei miei fratelli, lo faccia nel rispetto delle leggi e di quel buon vivere che non ha bisogno di essere scritto o manifestato ne con proclami, ne con vetrine, sacre o profane che siano.

Fabio Barbarossa


Cagliari, 13 aprile 2019

giovedì 4 aprile 2019

Le appassionanti vicende di un Medico di Campagna

Ho il piacere e l'onore di annunciarvi la nascita del mio primo Libro. In questo troverete tanti aneddoti della mia vita professionale e della mia vita privata, ricchi di emozioni e in grado di suscitare a volte ilarità, altre volte profonde riflessioni su quanto la vita sia un bene da proteggere e preservare. Il libro si trova in vendita online nel sito di Carlo Delfino Editore e su tutti i siti di vendita libraria. 

Digitate su un motore di ricerca il titolo del libro e il mio nome e potrete scegliere il miglior modo per averlo a casa vostra. Si trova anche nelle migliori librerie.





Buona lettura a tutti.

Fabio Barbarossa

martedì 19 marzo 2019

Alleluja

Finalmente ci siamo. La mia Beatificazione è ormai vicina. Il Terzo Miracolo canonico è stato compiuto. Nel Primo Miracolo si racconta che il Dottor Barbarossa, giovane medico in una piccola comunità della Sardegna, ridiede la vita ad un vecchietto, ritenuto  da amici e  parenti  ormai defunto, semplicemente poggiando il fonendoscopio sul torace della salma e facendolo risvegliare dal suo sonno profondo. Nel Secondo Miracolo si racconta di come, con l'aiuto del buon Dio, il Dottor Barbarossa riuscì a far camminare il buon Angiuleddu, costretto in sedia a rotelle da tantissimi anni. Il Terzo Miracolo è avvenuto questa sera in quel di Ballao alle ore 17. Il Dottor Barbarossa, dopo aver assistito per tutta la giornata i deboli e i bisognosi di salute, si accingeva a chiudere il suo povero ambulatorio. Nello stesso tempo, al di fuori dello stabile, tre muratori concludevano la loro faticosa giornata di lavoro. Dopo aver salutato cordialmente salivano sul loro camion per rientrare dalle loro famiglie. Ma il Maleficio era in agguato e l’automezzo non ne volle sapere di mettersi in moto. Uno, due, tre….dieci tentativi con la batteria che ormai dava visibili segni di cedimento. Niente da fare. In quel momento il Dottor Barbarossa, sentendo i rantoli di quel motore e la disperazione dei muratori, uscì per rendersi conto di ciò che accadeva. Avvicinatosi al camion, dopo aver tranquillizzato con un sorriso l'autista, diede una forte manata sul cofano motore e lo invitò a riprovare. Miracolo!!! Dopo un solo tentativo il motore cominciò a rombare e i tre operai poterono finalmente far ritorno alle loro case. Con grande felicità ringraziarono e dissero tra i sorrisi: - Ci voleva la mano del Dottore.

(Fatto realmente accaduto)
Fabio Barbarossa

Ballao, 18 marzo 2019

giovedì 20 dicembre 2018

Oltre al medico...

Qualche giorno fa in visita domiciliare ai pazienti non ambulabili.
- Zia Antonia, classe 1922, seduta su una sedia a rotelle per le sue gravi infermità, mi chiede se per cortesia le modifico sul telecomando la temperatura del climatizzatore. Due o tre volte all'anno questo faccio.
- Zia Caterina, anziana signora piegata in due da una grave artrosi lombosacrale, con grande difficoltà sta cercando di cucinare due fettine di tacchino su un padellino. La faccio accomodare e proseguo io con la cottura. Dopodiché le servo in tavola il piatto ancora fumante.
- Ravvivare la fiamma, smuovendo e riaccostando i tizzoni ormai quasi spenti nel caminetto di molti vecchietti è cosa che mi capita di frequente in questo periodo, come pure portare dentro tronchi e tronchetti pronti all'uso.
- Sedermi ad ascoltare dalla loro voce tanti racconti della loro vita, è una delle cose più belle della mia professione. Avere il tempo di ascoltare questi anziani, aldilà di quella farmacologia, è la cura migliore che si possa immaginare.
Questi sono solo alcuni dei momenti della mia vita professionale e quando una signora di 96 anni mi chiese commossa perché facessi questo, le risposi altrettanto commosso che non avendo più mia madre la adottavo come tale.
Buon Natale a tutti Voi.
Fabio Barbarossa.

La nostra Storia

Per gran parte della nostra esistenza siamo intenti a fare scelte che poi determineranno e condizioneranno tutta la nostra vita. Stiamo talmente attenti a programmare il nostro futuro che non ci rendiamo conto che la vita è ciò che accade nel frattempo. Malgrado tutto, alla ricerca della strada giusta e della verità, viviamo la nostra vita influenzando quella di tutti coloro che a varia distanza ci stanno intorno. Spesso non abbiamo consapevolezza di tutto ciò che facciamo, né tanto meno di ciò che subiamo. Gli eventi ci trascinano e ci travolgono alla stregua di un uragano che lascia dietro di se solo devastazione e macerie. Nel bene e nel male la nostra vita ci porta in avanti scontrandosi spesso contro il nostro stesso destino. Alla fine del tutto non ha importanza se abbiamo raggiunto o meno i nostri obbiettivi o se siamo diventati più o meno importanti o se abbiamo lasciato traccia del nostro passaggio. Ciò che conta e' che nel nostro percorso abbiamo scritto la nostra vita e contemporaneamente abbiamo contribuito a scrivere la storia della stessa umanità.

Fabio Barbarossa

mercoledì 17 ottobre 2018

ETICA E MORALE


Onestamente mi sento disorientato. Le certezze che prima facevano parte della nostra esistenza quotidiana stanno lasciando spazio al caos e all'approssimazione di chi ci vuole a tutti i costi sprovveduti ed ignoranti. Tutto ciò che prima nasceva in conseguenza di ragionamenti logici, etici e morali, e da esperienze acquisite sul campo, è diventato inutile e per certi versi dannoso. Non esiste più un'informazione chiara ed onesta, se non in piccoli frammenti che il più delle volte rispondono ad un ragionamento fazioso che mira, più che all'informazione, alla destabilizzazione di quel bagaglio culturale, giusto o sbagliato, che ci è stato tramandato dai nostri avi. Secondo la filosofia moderna tra Etica e Morale ci sarebbe una distinzione ben precisa. Secondo questa la Morale è un campo strettamente individuale collegato alla condotta del singolo mentre l'Etica è quella parte della filosofia che studia ed analizza i comportamenti e gli stessi valori morali dell'uomo. Quindi in definitiva l'Etica analizza la Morale. Ma quale morale si vuole analizzare? Quella Occidentale? Quella Araba? Quella Orientale? Quella Religiosa? Oppure quella che deriva indipendentemente dall'esperienza, dal contesto storico, geografico o culturale? Una cosa è certa. Se in tutto questo si inserisce la mancanza di morale, o ancor peggio la presenza di una morale corrotta e truffaldina come quella che stiamo vivendo in questo inizio di secolo, c'è poco da analizzare e la stessa etica poggerebbe su pilastri instabili e fatiscenti, più o meno come quelli che malauguratamente reggevano il ponte di Genova. Pertanto, se veramente vogliamo dare un futuro ai nostri figli e nipoti, è necessario rivedere il concetto di morale, ripristinando magari quegli atteggiamenti che contemplino una scala di valori sani e naturali che vada ben al di là dei condizionamenti geografici, politici, culturali, storici e che si adatti ad ogni uomo di ogni luogo od epoca.

Cagliari, 17 ottobre 2018

Fabio Barbarossa

giovedì 11 ottobre 2018

Un semplice ragionamento.


Sono un Cittadino    Italiano, esercito la professione di medico di famiglia e come il 99,99 % degli italiani mi sento offeso per ciò che l’alta commissaria del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, Michelle Bachelet, afferma nei miei confronti. A sua detta il Popolo di cui mi onoro appartenere si sarebbe recentemente macchiato di violenza razzista nei confronti di migranti, persone di discendenza africana e Rom, tanto da ritenere necessario l'invio nella rea Italia di commissari per la valutazione del comportamento degli italiani, quindi me compreso. Non è nelle mie abitudini giudicare a priori le organizzazioni internazionali, soprattutto quando queste rivestono un ruolo comunitario e di salvaguardia del rispetto e dei diritti umani di qualsivoglia origine. Ma in questo caso sono indignato e offeso per l'atteggiamento evidentemente personale e di parte della Commissaria Bachelet. Il glorioso Popolo Italiano si è contraddistinto nei secoli per la sua grande capacità di accoglienza e di sostegno delle persone fragili. Lo ha dimostrato in questi ultimi anni con l'accoglienza di oltre 700 mila cosiddetti migranti mettendo a loro disposizione molto di più di quanto ha fatto per i suoi stessi figli, senza per altro avere né il sostegno, né il conforto dal resto del mondo. Per tornare poi a quella che la Bachelet ritiene “emergenza razzismo”, mi sono informato e risultano in tutto dieci casi negli ultimi tre mesi. Una cifra cosi bassa che, a parere di esperti sociologi, non sarebbe sufficiente a considerarla emergenza. È evidente che qualunque atto di violenza sia deprecabile, e questo a prescindere da chi sia la vittima e soprattutto quando a compierli siano pazzi paranoici che non hanno nessun collegamento col loro cervello. Sempre che ne posseggano uno. Ma da qui ad accusare una Nazione intera ce ne passa. Anzi, in considerazione del notevole aumento degli episodi di criminalità, delinquenza, aggressioni con violenza bestiale da parte dei migranti, il caso della povera Pamela Mastropietro ne è un drammatico esempio, ci sarebbe da meravigliarsi sul fatto di come gli episodi di razzismo siano in Italia notevolmente contenuti, a dimostrazione di quanto nella nostra nazione sia insito il concetto di generosità e altruismo nei confronti di tutti, migranti compresi. Sono talmente offeso e indignato per l'atteggiamento di certi sedicenti organismi, sobillati evidentemente da interessi personali o da terze parti, che purtroppo appartengono alla stessa Italia, che dovrò rivedere le mie considerazioni sull’ONU, tra l'altro balzata recentemente agli onori della cronaca per ben altre motivazioni, come scandali sessuali od omissione di denuncia di fatti gravissimi. Per questo non posso più accettare né dicktat né denunce da parte di chi prima di parlare dovrebbe sciacquarsi la bocca e lavarsi i panni sporchi in casa propria.


Fabio Barbarossa

venerdì 31 agosto 2018

Dalla parte dell’Ignorante


“Lei è ignorante? Sii? Tutti così dovrebbero essere. E se ha figli non li mandi a scuola”.

Questo recitava il mitico Totò in Miseria e Nobiltà nell’anno 1954, presagendo ciò che in futuro, a distanza di 64 anni, sarebbe successo al popolo italiano. L’ignorante, oggi come allora, è colui che viene tenuto all’oscuro dei fatti, che viene artatamente relegato nella sua ignoranza dalla quale difficilmente riuscirà ad emergere e nella quale sarà in balia di qualunque tipo di informazione disponibile. Come può essere successo tutto ciò, in un’era di comunicazioni di massa, dove i media hanno raggiunto livelli ragguardevoli e capillari di informazione nazionale, internazionale ed intergalattica? Con quello che si definisce ignoranza di ritorno. L’eccessiva distribuzione, spesso inutile e faziosa, di informazioni non ha fatto altro che confondere la gente. La stessa quantità di comunicazioni contraddittorie su fatti che di per se devono essere interpretabili e intelligibili, sono diventati ulteriore motivo di ignoranza per tutti coloro che, colti o meno colti, si accingono a farsene una ragione. Proviamo ad immaginare quante fonti, giornalistiche o meno, interpretano un fatto, magari di cronaca, con informazioni ambigue che alla fine lasciano chi le riceve in uno stato di impotenza e ignoranza. Quante associazioni, culturali, politiche o meno, si giovano di questo fenomeno, imponendo e spesso determinando una serie di ideologie artefatte che attecchiscono in proporzione e in funzione alla quantità ed a discapito della qualità? Evidentemente a qualcuno fa piacere che il popolo italiano resti ignorante e conseguentemente sempre più affamato. E’ inutile e pericoloso pensare di poterlo sfamare con le brioche. Qualcuno ci aveva già provato con pessimi risultati. Pertanto, io umile componente del popolo ignorante, cerco di capire per trovare eventuali soluzioni, anche se a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Fabio Barbarossa

C'era una volta un popolo così ignorante che conosceva di più le regole del calcio che i propri diritti.
(Anonimo)

martedì 21 agosto 2018

Lo sapevo che prima o poi ci saremmo arrivati. I segni premonitori erano già nell'aia e lo stesso olezzo, percepibile sotto i trecento metri in favore di vento,faceva presagire che di li a porco ci sarebbe stata una grande innovazione sugli usi e costumi della nostra tanto amata Sardegna. In epoca di innovazioni tecnologiche e alimentari, sottoscritte dalla genialità dei nostri amministratori, era imminente un grosso cambiamento sull'allevamento dei maialetti sardi, onore e gloria delle nostre tradizioni. Chi non conosce il porchetto sardo? Chi non ha gustato, turisti compresi, almeno una volta nella sua vita quel sapore e quella consistenza croccante, tipici degli allevamenti nostrani e della cultura dell'arrostitore, sostenuto e dissetato dal fresco e tenace vino cannonau? Ben pochi. In certe zone della nostra terra lo stesso svezzamento si avvaleva del porchetto quale carne incontaminata, ricca di proteine e grassi di per se stessa equilibrata e sana. Ormai e' appurato che il maialetto è entrato nel codice genetico dei sardi e in questi ha determinato una parte fondamentale del loro carattere. Gli stessi nostri avi adoravano tanto il suino da adottarlo negli stessi cognomi presenti ancora oggi in gran parte delle anagrafi isolane. Porcu, Porceddu, Porcheddu rendono alto l'onore dei sardi che così si chiamano. Purtroppo la nostra è un'era di porcate e in queste si contraddistinguono mezzi uomini che pensano solo ai loro porci comodi. Quindi non è improbabile che nel prossimo futuro assisteremo ad un impoverimento ulteriore della nostra cultura lasciando spazio ad una pseudo globalizzazione in cui il porchetto sarà frutto di incroci genetici di ben altra provenienza. Il problema sarà convincere la porca sarda a farsi montare da un porco di altri lidi. Ma d'altronde, piuttosto che nulla è meglio piuttosto.

Porca miseria a tutti.


Fabio Barbarossa 

IO SONO GENOVA!

Una mattina di festa, una vacanza appena iniziata, un giorno di lavoro come tanti, un momento di unione famigliare e di felicità. Poi, in quel maledetto ponte, insieme ai fatiscenti piloni si frantumano i sogni di 42 persone e con questi le speranze di milioni di italiani. In quel ponte maledetto c'eravamo tutti e il disastro ci ha scaraventati giù nel baratro della disperazione e della diffidenza, nelle sabbie mobili del sospetto e della sfiducia. Dentro la mente di ognuno di noi c'è ancora l'amara sensazione, l'incubo, di cadere in quel vuoto, l'incredulità che tutto ciò stia avvenendo veramente, il volto terrorizzato dei nostri cari, dei nostri figli, che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di salutare e abbracciare. Malgrado il frastuono delle sirene, delle televisioni d'assalto e dei giornalisti che ci impongono la triste realtà con particolari che non hanno niente di deontologico, dei politici che si scambiano vicendevolmente le colpe del disastro, nel nostro cuore e nella nostra anima vige il silenzio, un silenzio dignitoso che urla a se stessi e al mondo quanto non si possa accettare un fatto come questo. Ci promettono giustizia e ci scodellano come sempre atti burocratici che più che a dirci che tutto era sotto controllo servono a tranquillizzare le loro coscienze, ammesso che ne abbiano mai avuto una. Cercano di disimpegnarsi moralmente nell'attesa che tutto venga dimenticato. Utilizzeranno la macchina del fango e di distrazione di massa per lavarsi la coscienza dal lordume di cui sono ricoperti e così cercheranno di disinnescare quel senso di colpa col quale prima o poi avranno a che fare. Io ero virtualmente su quel ponte come me tantissimi altri di buona volontà, come tutti quegli angeli che per giorni hanno scavato a mani nude alla ricerca di un lamento, di una voce, di un bambino. Io sono Genova e sappiate che non riuscirete facilmente a farmi dimenticare. Io sono Genova e difficilmente riuscirete a farvi perdonare. E comunque, niente sarà più come prima.

Fabio Barbarossa